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Religione e misticismo

In un Occidente sempre più aperto al resto del mondo e sempre più osservatore, per convenienza e necessità, dell’ Oriente e della sua storia, era per noi atto dovuto quello di dedicare un post ai cambiamenti nella nostra filosofia di vita, nelle mode ” spirituali ” del tempo e di mostrare quella che, per l’ Eish Shaok, è l’importanza del recupero delle radici più vere e delle origini più pure di un contatto con il Tempio della coscienza. Parliamo in questo articolo della differenza tra religione ed esperienza mistica ed affrontiamo il grande problema dell’ evoluzione gerarchica di un progetto di consapevolezza.
In molti oggi si chiedono come un solo libro, una sola istituzione e un solo schema di traduzione della realtà possano inglobare in loro il grande mondo dell’ Anima e delle sue forme. L’ insoddisfazione verso l’ imposizione secolare di un culto ci ha portati a sostenere, già dalla metà del secolo scorso, quel variegato e confuso miscuglio spirituale a cui si è dato il nome di filosofia New Age e ci ha parallelamente spinto alla fusione tra i nostri credi e quelli di derivazione orientale. Buddismo, Induismo e pratiche sciamaniche si sono affermate sull’ onda delle mode e delle volontà di rivalsa del nostro appesantito spirito.
I risultati di questo processo sono stati in parte positivi ed hanno, senza ombra di dubbio, aperto le menti e i cuori degli occidentali. Le ombre non sono però di certo mancate e il consumismo ha invaso anche il campo del sacro. Abbiamo visto il moltiplicarsi di presunte pratiche di aperture chakrali, di ascesi kundalinica e di guarigione animica e il proliferare di improvvisati saggi e guru di ogni sorta. Inutile sottolineare, poiché le conoscete bene, le contraddizioni e i costi di un tale disorientamento per tutti i sinceri appassionati e i curiosi ricercatori. Arrivati a questo punto, come in altri momenti della storia umana, occorre riprendere un contatto personale e diretto con la spiritualità e mantenere poche, ma stabili e certe, regole.

Il problema che ci ha portati alla confusione è stato il disperdersi nelle strutture religiose e nelle scuole ascetiche dell’ importanza di un ritorno all’ esperienza mistica individuale e ben pochi percorsi sono rimasti legati ai propri principi primi ed alla pratica quotidiana. Iniziando proprio da qui cerchiamo di fare chiarezza guardando alla differenza tra struttura istituzionale ed esperienza mistica.

Se dovessimo spiegare in poche parole come si colloca una religione o un percorso stabilizzato rispetto ad una esperienza diretta e reale dell’ energia e dell’ Anima potremmo dire: esattamente dalla parte opposta. Questo perché l’ esperienza del mistico è, per propria natura, personale, istintiva e non replicabile, mentre una religione ed un percorso creano un metodo, fatto di dogmi ed esercizi, in grado ( presumibilmente) di replicare il ritorno al divino. Per guidare i praticanti a questo obiettivo nasce nel tempo una gerarchia di esperti che dedicano gran parte della loro vita al solo studio della spiritualità. Qui nascono però due problemi: la volontà di acquisire un grado superiore per solo potere e il formarsi di uno studio teorico di un’ esperienza pratica di altri e non della propria. In altre parole si divinizza il profeta e le sue opere e non si diventa come lui né si pensa questo possibile.
Nella storia l’ Eish Shaok si è collocato tra quei sentieri mantenuti esoterici ( rivolti cioè a soli iniziati ) che non si sposavano con gli intenti strutturanti di una religione ( ben poche si salvano in questo senso) e che vedevano però nella fusione indiscriminata di esperienze individuali e ” ascetiche ” un errore altrettanto pesante e grossolano. Ma in un mondo diviso tra dominatori e confusi eremiti era obbligatoria l’ apertura al grande pubblico e questo spiega la diffusione del nostro percorso oggi. Il problema della gerarchizzazione e dell’ allontanamento dall’ esperienza pura è però sempre in agguato e non pochi sono stati i tentativi nel tempo di cambiare, a favore di ricchezza e potere, gli obiettivi e le pratiche della nostra stessa Tradizione. La frase che nei momenti bui ci ha donato senso e prospettiva è stata impressa nei nostri libri e credi: ” fai di un percorso uno strumento di crescita e della vita il solo insegnante in grado di fartelo apprendere ed usare “. La strada da seguire diviene una delle tanti possibili e il maestro, la vita, rimane sempre uno soltanto. Abbiamo protetto questa formula con tutte le forze ed atteso la congiunzione tra disciplina e libertà personale per mostrarne l’ attualità.
Per concludere vi lasciamo due messaggi di risposta alle difficoltà della spiritualità di oggi: rifiuto di una scala di potere prevaricante il singolo individuo e rifiuto di una assenza totale di regole e punti di riferimento. La fusione tra Oriente ed  Occidente è il futuro che ci si prospetta davanti, ma poche sono le scuole accreditabili e pochi devono e dovranno essere i punti di riferimento di una Umanità unita, anche se mai incatenanti e sempre più mistici che fideistici.

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