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Tu sei leggenda!..Come e perché ricordare le vite precedenti

E’ mattina, il Sole sembra essere sorto da qualche ora ormai. Le mani sfiorano ancora un poco le coperte, le gambe si stirano per prepararsi alla giornata. Raccogli le forze ed apri lentamente gli occhi. Tutto è un poco sfocato, ma scorgi sul soffitto un affresco..un affresco? No, impossibile, richiudi gli occhi. La finestra alla tua sinistra lascia entrare un po’ di aria fresca, la senti come una carezza delicata sul viso..ma la finestra non era a destra? Che strano. Un uomo bussa improvvisamente alla porta, probabilmente sta chiedendo ad alta voce che qualcuno gli apra, non ne comprendi la lingua. Ti alzi allora alla svelta, intontito, qualcosa non quadra decisamente. Ti guardi intorno e realizzi l’irrealizzabile: sei in un’altra stanza, in un altro corpo, in un altro tempo. Da qui inizia il tuo viaggio nelle vite passate, e ti chiederò di continuare a descrivermelo.
E’ così che si muovono i primi passi in una regressione nelle vite precedenti o, in altre parole, all’interno di un processo di ricostruzione delle tue memorie a lungo termine. Volevo dartene una semplice immagine e, lo so, la sola idea che sia possibile appare in-credibile per la tua mente. Ma a volte una pulce nell’orecchio è sufficiente per dare il via ad una grande avventura.

Negli ultimi decenni molte persone si sono ri-avvicinate al tema delle vite precedenti, grazie anche all’esempio di noti psichiatri interessati all’argomento come Brian Weiss, Ian Stevenson e Jim Tucker e alla diffusione di letture esoteriche di Vangeli e Kabbalah. Le scuole di risveglio hanno sostenuto lo studio di questo argomento sbizzarrendosi nell’invenzione di nuovi metodi per ricordare, ma tutto sommato le possibilità tecniche per tornare indietro non sono moltissime. Anzi, ne possiamo identificare due soltanto: ipnosi regressivaregressione. La prima caratterizzata dallo stato ipnotico di chi va a ricordare e la seconda, al contrario, dal suo stato di veglia attivo. Da qui si dipanano tutte le altre vie (auto ipnosi, candela, discesa per tre livelli, somiglianze, focalizzazione..) che non è mio interesse discutere in questo articolo. A prescindere dalle modalità, questo viaggio nel tempo si basa sempre su tre presupposti di base: tutti, nessuno escluso, abbiamo molti più anni di quanti ricordiamo; nessuno di noi è sempre stato umano (miliardi di forme di vita in miliardi di mondi, vedi un po’ tu); facendo appello alla parte giusta possiamo ritrovare quei resoconti perduti.  

Perché impegnarsi per ricordare? Bella domanda, ammesso che sia possibile viaggiare nel tempo le motivazioni per farlo sono tante quante le persone che ci provano. Dopo anni di esperienza ho riscontrato però tre grandi spinte ricorrenti. La prima è legata a fobie inspiegabili o palpitanti insoddisfazioni profonde. Dai casi di claustrofobia a quelli di una depressione galoppante, molte risposte si possono ritrovare nel passato per aiutare una risoluzione nel presente ( soprattutto per via della tecnica di esposizione: più osservo le cause di un malessere meno potere hanno su di me). La seconda è legata alla domanda:” Cosa ci faccio su questo pianeta?” o alla sua gemella: “Chi sono?“. Con gli anni che passano e la vita che segue binari obbligati alcuni sentono la necessità di guardare le cose dall’alto e cercare di comprendere se sia tutto qui. Puoi renderti facilmente conto che nel caso in cui le vite precedenti si mostrassero concrete darebbero prova di una immortalità assoluta e di un Grande Pivaso di pandora..eish shaokano che si esprime attraverso di noi, sarebbe un punto senza ritorno. Il terzo motivo è legato al desiderio di conoscere tutto il conoscibile, di andare oltre ad ogni limite imposto dalla mente, una dinamica ricorrente negli spiritualisti. Le parole che accompagnano questa terza motivazione possono essere riassunte in questo modo: ” Se è possibile voglio provarci. Se questa parte di me esiste allora voglio conoscerla”. Qui subentra poi una più ampia ricerca nel cuore dell’Esistenza che porta, nel corso delle diverse regressioni, a comprendere che identificarsi con la personalità di una delle tante vite è un gioco che non ti senti più di continuare. Ciò che diviene lentamente importante è quella parte di te, comune a tutte le vite, che è rimasta costantemente presente: la cosiddetta Anima.

In ogni caso, quale che sia il perché, il mio consiglio prima e dopo una regressione rimane lo stesso: ” Non sono le immagini che andiamo cercando. Non ci interessa ricordare i dettagli. Quello che stiamo facendo qui è diventare certi della nostra immortalità“.

Riassumendo, ecco i motivi:

– Liberarsi del passato
– Comprendere il presente ed intuire il futuro
– Identificarsi con l’Anima

Come avviene una regressione? In linea generale è più semplice di quanto si pensi. Si basa su una mescolanza di: un buon rilassamento di base o uno stress portato all’eccesso (caso raro che si definisce ‘rottura‘), pensiero incontrollato e fluente, sequenza di passaggi e accorgimenti allo scopo di scendere nelle pieghe del tempo. Il meccanismo tecnico è invece molto più complesso e si costruisce sulla capacità di richiamo della Coscienza profonda. Ti spiego meglio: eish shaok..vite precedenti 2ad oggi gli studi sulla memoria ci dicono che questa dipende interamente dal cervello. In sintesi quello che accade intorno a noi viene recepito e poi inviato, tramite impulsi elettrici, dal corpo al cervello (per chi ha la fortuna di averlo!). Qui poi i neuroni si attivano creando nuove connessioni tra loro e lasciando che questi impulsi vengano immagazzinati. In pratica la base del ricordo consiste in autostrade a ragnatela che uniscono le cellule nervose e permettono la formazione di un percorso su cui puoi ritornare all’occorrenza. Il mantenimento di una memoria non è legato quindi alla fotografia di un momento, ma è un fatto di ricostruzione nel presente che dipende interamente dal cervello ( questo può addirittura alterare, cancellare o potenziare la nostra immagine del passato-fattore utilissimo per chi lavora su di sé).
Tutto dipende dal cervello di questa vita quindi, ma allora per le vite precedenti? Nel processo di regressione avviene qualcosa di raro: per appellarsi ad un ricordo così remoto non si passa dal cervello.  La persona che ricostruisce le sue memorie è costretta ad entrare prima in contatto con la sua Coscienza profonda ( detta anche Spirito) per avere da questa le informazioni vibrazionali che si cercano. In un secondo momento queste vengono trasmesse al cervello che le traduce al pari di stimoli esterni e nell’ultimo passaggio i neuroni formano le autostrade che manterranno il ricordo tradotto a portata di mano. Prima lo Spirito e poi il corpo e la mente, così avviene una regressione in senso tecnico.

Quanto tempo occorre per ricordare? Dipende. Se hai una buona preparazione di base relativa allo Spirito, sei pronto per ricevere serenamente e segui il metodo giusto (per ognuno ce n’è uno che funziona meglio) può bastare anche una sola regressione per aprire quella porta. In media il tempo di traduzione e di ricezione di sufficienti memorie ( non arrivano tutte, ma quelle più utili al tuo presente) va dai tre mesi ai dodici.

Effetti collaterali di questo lavoro? Prima di addentrarti in un percorso che ti porterà alla regressione è importante che tu sia cosciente anche delle diverse ombre che si nascondono nel lavoro di regressione, facilmente evitabili se conosciute in tempo. Senza una loro comprensione profonda tutto l’argomento rischia di essere semplicemente un balzo nel vuoto senza paracadute…e almeno che tu non sappia già volare non è consigliabile.

– Il primo problema di questo lavoro può sorgere dall’identificazione col tuo Io passato che diviene modello di riferimento e rifugio da un presente pieno di problemi, incertezze e mancanza di accettazione. In questo caso il tuo desiderio più grande sarebbe quello di tornare a vivere quella vita e sentiresti nascere una forte malinconia verso ogni dettaglio di quel frammento passato. Da qui fiorirebbe velocemente il giudizio verso la realtà che hai intorno ed inizieresti a detestare ciò che ti circonda, ad allontanarti da tutto e da tutti.

– Il secondo problema può essere invece quello del mancato superamento dei traumi passati. Mettiamo caso che giunga improvvisamente il ricordo della perdita di una persona cara e poi ne arrivi un altro simile e poi ancora un altro e via così per innumerevoli regressioni su innumerevoli vite. Ti dico per espervite precedenti 2..eish shaokienza che ne usciresti come si esce da un tornado: scompigliato e disorientato. Il ricordo è passato, ma le emozioni che rievochi sono presenti. Arriveresti a pesare amore e dolore sulla bilancia e a vedere il secondo piatto prevalere. Il culmine di questa dinamica arriverebbe con un senso di estraneità verso la Vita. Ti sentiresti impotente verso ciò che è accaduto, quasi desideroso di dimenticare, e privo di energie per guardare avanti.
Qualche consiglio pratico prima di salutarci..

C’è una certa dose di fretta in ogni essere senziente, soprattutto quando si parla di appagare un bisogno primario o di avere risposte a lungo cercate. Tutti coloro che hanno aperto un cantiere per lo scavo interiore hanno percepito questa voglia di accelerare qua o là. Riguardo alle vite precedenti hai tutto il diritto di fare ciò che vuoi, però lascia che ti dica che iniziare da soli comporta grande insicurezza, tempi lunghi e difficoltà di traduzione delle informazioni. In compagnia di un fidato accompagnatore ( fisicamente presente e non registrato su CD) è tutto più semplice, relativamente alla difficoltà del tema, e costante. A questo consiglio ne aggiungo però un altro più eishaokkiano: iniziare il lavoro su di sé dalle vite precedenti è, a prescindere dall’accompagnatore, stupido. Stiamo parlando di una discesa tra i misteri della Vita, compierla per semplice curiosità e con poca preparazione ( sopratutto sul tema centratura) significa non averne compreso l’importanza e la delicatezza. Incorpora questo lavoro in un percorso di crescita più ampia e vedrai che funzionerà alla grande.

Se hai già avuto modo di ‘annusare’ il tuo passato remoto ti do un’ultima dritta per distinguere meglio le fantasie dai ricordi. Di seguito le tre caratteristiche che si ritengono solitamente valide per considerare quello che arriva un ricordo:

Spontaneo. Ti sei messo in ascolto, oppure nemmeno questo, ed è arrivato da solo, niente di più.
Denso di significato. Che sia un frammento o un film è sempre pieno di te. Ogni dettaglio rappresenta qualcosa che ti è profondamente e anticamente familiare. Esattamente come nella tua realtà presente dove ogni oggetto che hai intorno ti racconta qualcosa che conosci.
Certezza che sia accaduto. Come per molti ricordi di questa vita, anche tra quelli che arriveranno dalle altre non tutto sarà riscontrabile materialmente, non ci saranno spesso prove a confermare o smentire ciò che hai visto. La differenza finale tra immagine e ricordo? La tua certezza che sia accaduto.

Queste tre caratteristiche non bastano, ma sono ottimi segnali che qualcosa si sia smosso davvero.

In conclusione ti auguro di avere sempre più desiderio di ricordare, di essere pronto per usare al meglio il ricordo che arriverà e di avere poi la stoffa giusta per imparare a guardare avanti senza voltarti più indietro.

 Buon lavoro.

Un antico e caldo abbraccio

Author:David Simurgh

David Simurgh

Responsabile europeo per la "Eish Shaok International Association". Si occupa di diffondere i principi del risveglio spirituale attraverso la sua attività di Maestro, conferenziere e scrittore. Ad oggi è autore dei tre primi libri sul percorso Eish Shaok: " Vi parlerò di loro I- In Principio", "Vi parlerò di loro II- Nella Dimora Celeste" e " Al di là di te stesso". I libri sono ordinabili qui: http://www.ilgiardinodeilibri.it/autori/_haidehoi-david-simurgh.php

3 Comments

  1. Grazie, ho letto informazioni davvero molto interessanti. penso di aver capito un poco di più ció che talvolta vivo in spontaneità.

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  2. grazie

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    • Tarakas

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