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Questo non è un asylo

Varcare la soglia di una scuola spirituale è un momento importante che viene ricordato da qualunque insegnante come un nuovo battesimo verso una vita vera. Molte persone arrivano però ad affrontare quel momento cariche dei pesi passati, delle mancanze e delle insicurezze tipiche di un adulto moderno. Per loro non si tratta di un vero e proprio inizio cosciente, ma della continuazione di una fase di addormentamento che dura ormai da molti anni. Qui la struttura spirituale si trasforma in asylo (asylum è il manicomio nel mondo anglo sassone) piuttosto che in una scuola. Entriamo allora in quel turbolento campo che unisce e divide la cura della psiche dal viaggio spirituale verso l’ anima.

Il primo e più diffuso dei grandi meccanismi psicologici che portano una persona a scegliere la spiritualità lo potremmo chiamare: “Alice nel paese delle meraviglie“. In questo caso abbiamo una persona che vive in un mondo fatto di pressioni e regole pesantissime. La famiglia, gli amici e la società nel suo complesso premiano soprattutto coloro che si adeguano agli standard e non tradiscono le aspettative. Se non sei sufficiente a scuola finisci dietro alla lavagna e se non sei bravo a calcio sei relegato in porta. A questo punto la nostra Alice, stanca di non contare niente e di sentirsi sola, ha un’ illuminazione: si inventa un mondo tutto suo in cui poter essere chi desidera. Riconoscere chi è preda di questa fantasia è abbastanza semplice. Guarda la persona che siede vicino a te nei corsi di ‘fulminazione’ e osserva il suo vestiario, il suo modo di parlare e gesticolare e chiedile come si chiama. Se avrà gli abiti di pocahontas, del bramino indiano, della strega nera o dell’alternativo dark, parlerà di luce e amore, e risponderà: “Mi chiamo Marco, ma mi faccio chiamare Lupo che ulula Lilith Asana Cuore” avrai trovato una nuova Alice. Fatto questo riproponi il gioco, e fallo anche per i prossimi che ti mostrerò, ad una persona che conosci bene: te stesso. Prima di dire poi con certezza che non appartieni a questo gruppo ricorda che non tutte le Alici sono così evidenti come quella descritta, ma che ciò che le rende tali è il sentirsi diverse e l’essere insoddisfatte del mondo ‘normale’.

La seconda tra le trappole che inducono alla spiritualità la chiameremo: “Effetto Lazzaro” e consiste nell’ aspettarsi dal nuovo cammino intrapreso la magica cura di uno o più mali che piegano una persona e la portano a non avere altre spiagge su cui approdare. In questi delicatissimi casi la mente debilitata e stanca vede passare dalla finestra dell’ospedale un capellone barbuto e gli corre incontro urlando: “Messia Messia, te ne prego, guariscimi dalla morte”. Anche questa volta riconoscere il nostro eroe è semplice, poiché ti parlerà solo del suo stato e di quanto sia sicuro di aver trovato finalmente la cura.

La terza e, almeno tra le più importanti, ultima spinta verso la spiritualità si intitola: “Diventa Tom Cruise anche tu“. Avrai sicuramente presente l’attore hollywoodiano che sponsorizza Scientology e il recupero dei poteri animici a questa connessi. Al suo esempio si ispira quella categoria di esseri umani che, pur conducendo vita tranquilla e soddisfacente, ad un certo punto desidera avere di più. Gli appartenenti a questa ristretta cerchia sono riconoscibili da un fattore evidente: mentre apprendono come allievi pensano a come potranno ottenere in futuro fama, guadagno e conoscenze in qualsiasi senso rivendibili.
Se il tuo collega fulminato veste in abito firmato o si prolunga in discorsi su ambizione, potere personale e fatturati annui è probabile che tu abbia trovato il Tom Cruise del momento e che il suo autografo valga anche qualcosa.

Fatta questa doverosa premessa diciamo subito che tutti arriviamo ad intraprendere un cammino di crescita con un passato alle spalle e una personalità fatta anche di ombre. Bisogno di riconoscimento e paura del fallimento/ morte sono in ognuno molto ben presenti e sostenere di conseguenza che chi ha squilibri psicologici non possa accedere ad una scuola le svuoterebbe tutte. Occorre però essere chiari e decisi su una questione: La spiritualità non è una casa di cura per malati e tutti coloro che si portano dietro esagerate complessità dovrebbero prima preoccuparsi di riconoscerle e guarirle che di volare in terre lontane. In questo campo noi coltiviamo diamanti, non patate! E’ vero poi che la formazione spirituale di una persona è  comunque legata anche ad un suo lavoro con la Maschera e ad una sua sgrezzatura egoica che si ottiene attraverso processi a metà tra lo psicologico e l’ energetico. Aspettarsi però che esercizi come la Presenza, la Regressione, la trasformazione dei Traumi e delle Ottave Basse siano sufficienti da soli a risolvere il conflitto con i genitori, le cicatrici delle violenze subite e la mancanza patologica di auto stima è, se non altro, ottimistico. Ancòre così grandi tolgono potere a qualsiasi insegnamento e limitano la propensione reale alla crescita di ogni allievo.

Lanciati allora nella tua parte umana e trovale un senso nella vita di tutti i giorni. Combatti per le cose che desideri, fai pace con il passato e non cercare delle scuse per fuggire via. Riportiamo tutti insieme la dovuta serietà e sacralità alle tradizioni spirituali ed arricchiamo le nostre scuole di quei leader in formazione la cui volontà di crescita è nobilmente sincera e dalla cui forza e saggezza dipenderà il futuro di questo mondo.

Un abbraccio

 

1 Response

  1. Questo articolo, insieme a “una vita passata ad amare” e ” la spiritualità delle seghe mentali” sono stati per me la base su cui cominciare a lavorare sull’Ego.
    Grazie

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