Questo non è un asylo

Varcare la soglia di una scuola spirituale è un momento importante che viene ricordato da qualunque insegnante come un nuovo battesimo verso una vita vera. Molte persone arrivano però ad affrontare quel momento cariche dei pesi passati, delle mancanze e delle insicurezze tipiche di un adulto moderno. Per loro non si tratta di un vero e proprio inizio cosciente, ma della continuazione di una fase di addormentamento che dura ormai da molti anni. Qui la struttura spirituale si trasforma in asylo (asylum è il manicomio nel mondo anglo sassone) piuttosto che in una scuola. Entriamo allora in quel turbolento campo che unisce e divide la cura della psiche dal viaggio spirituale verso l’ anima.

Il primo e più diffuso dei grandi meccanismi psicologici che portano una persona a scegliere la spiritualità lo potremmo chiamare: “Alice nel paese delle meraviglie“. In questo caso abbiamo una persona che vive in un mondo fatto di pressioni e regole pesantissime. La famiglia, gli amici e la società nel suo complesso premiano soprattutto coloro che si adeguano agli standard e non tradiscono le aspettative. Se non sei sufficiente a scuola finisci dietro alla lavagna e se non sei bravo a calcio sei relegato in porta. A questo punto la nostra Alice, stanca di non contare niente e di sentirsi sola, ha un’ illuminazione: si inventa un mondo tutto suo in cui poter essere chi desidera. Riconoscere chi è preda di questa fantasia è abbastanza semplice. Guarda la persona che siede vicino a te nei corsi di ‘fulminazione’ e osserva il suo vestiario, il suo modo di parlare e gesticolare e chiedile come si chiama. Se avrà gli abiti di pocahontas, del bramino indiano, della strega nera o dell’alternativo dark, parlerà di luce e amore, e risponderà: “Mi chiamo Marco, ma mi faccio chiamare Lupo che ulula Lilith Asana Cuore” avrai trovato una nuova Alice. Fatto questo riproponi il gioco, e fallo anche per i prossimi che ti mostrerò, ad una persona che conosci bene: te stesso. Prima di dire poi con certezza che non appartieni a questo gruppo ricorda che non tutte le Alici sono così evidenti come quella descritta, ma che ciò che le rende tali è il sentirsi diverse e l’essere insoddisfatte del mondo ‘normale’.

La seconda tra le trappole che inducono alla spiritualità la chiameremo: “Effetto Lazzaro” e consiste nell’ aspettarsi dal nuovo cammino intrapreso la magica cura di uno o più mali che piegano una persona e la portano a non avere altre spiagge su cui approdare. In questi delicatissimi casi la mente debilitata e stanca vede passare dalla finestra dell’ospedale un capellone barbuto e gli corre incontro urlando: “Messia Messia, te ne prego, guariscimi dalla morte”. Anche questa volta riconoscere il nostro eroe è semplice, poiché ti parlerà solo del suo stato e di quanto sia sicuro di aver trovato finalmente la cura.

La terza e, almeno tra le più importanti, ultima spinta verso la spiritualità si intitola: “Diventa Tom Cruise anche tu“. Avrai sicuramente presente l’attore hollywoodiano che sponsorizza Scientology e il recupero dei poteri animici a questa connessi. Al suo esempio si ispira quella categoria di esseri umani che, pur conducendo vita tranquilla e soddisfacente, ad un certo punto desidera avere di più. Gli appartenenti a questa ristretta cerchia sono riconoscibili da un fattore evidente: mentre apprendono come allievi pensano a come potranno ottenere in futuro fama, guadagno e conoscenze in qualsiasi senso rivendibili.
Se il tuo collega fulminato veste in abito firmato o si prolunga in discorsi su ambizione, potere personale e fatturati annui è probabile che tu abbia trovato il Tom Cruise del momento e che il suo autografo valga anche qualcosa.

Fatta questa doverosa premessa diciamo subito che tutti arriviamo ad intraprendere un cammino di crescita con un passato alle spalle e una personalità fatta anche di ombre. Bisogno di riconoscimento e paura del fallimento/ morte sono in ognuno molto ben presenti e sostenere di conseguenza che chi ha squilibri psicologici non possa accedere ad una scuola le svuoterebbe tutte. Occorre però essere chiari e decisi su una questione: La spiritualità non è una casa di cura per malati e tutti coloro che si portano dietro esagerate complessità dovrebbero prima preoccuparsi di riconoscerle e guarirle che di volare in terre lontane. In questo campo noi coltiviamo diamanti, non patate! E’ vero poi che la formazione spirituale di una persona è  comunque legata anche ad un suo lavoro con la Maschera e ad una sua sgrezzatura egoica che si ottiene attraverso processi a metà tra lo psicologico e l’ energetico. Aspettarsi però che esercizi come la Presenza, la Regressione, la trasformazione dei Traumi e delle Ottave Basse siano sufficienti da soli a risolvere il conflitto con i genitori, le cicatrici delle violenze subite e la mancanza patologica di auto stima è, se non altro, ottimistico. Ancòre così grandi tolgono potere a qualsiasi insegnamento e limitano la propensione reale alla crescita di ogni allievo.

Lanciati allora nella tua parte umana e trovale un senso nella vita di tutti i giorni. Combatti per le cose che desideri, fai pace con il passato e non cercare delle scuse per fuggire via. Riportiamo tutti insieme la dovuta serietà e sacralità alle tradizioni spirituali ed arricchiamo le nostre scuole di quei leader in formazione la cui volontà di crescita è nobilmente sincera e dalla cui forza e saggezza dipenderà il futuro di questo mondo.

Un abbraccio

 

La spiritualità delle seghe mentali

Parto dal presupposto che sono cosciente che mi attirerò lamentele e lunghe mail di risposta a questo articolo e che, allo stesso tempo, molti di voi si tireranno fuori dall’argomento sostenendo la propria estraneità a qualsiasi sega mentale. Detto questo, nel seguente post parleremo di spiritualità deviata o, per meglio dire, di quanto gli esseri umani sappiano cullarsi bene con i sogni ad occhi aperti.

Molti di coloro che leggono questo blog hanno sicuramente partecipato a seminari di illuminazioneregressioni, corsi di Reiki contemporaneo, viaggi sciamanici e ad esperienze di simile caratura. La maggioranza delle persone che appartengono a questo gruppo si dicono estasiate dalla bellezza delle immagini e delle sensazioni ricevute e ne sventolano la profondità ai quattro venti. Ho visto personalmente alcune ragazze uscire da alcune ipnosi regressive e sostenere di essere state Alessandro Magno ( tutte e tre! ) e un paio di uomini che dopo aver fatto un semplice viaggio nei tre mondi sciamanici sostenevano di aver incontrato, nell’ ordine di apparizione: Dio, un dragone e la nonna scomparsa.

seghe_mentaliL’Eish Shaok non è esente da questi miracoli (della mente), anzi, durante le lezioni c’è chi ha le convulsioni con la Sequenza di spostamento, chi vede negli occhi dell’ altro incredibili esseri mostruosi, chi si sente coinvolto da entità di tutto rispetto che non hanno niente da fare che andarlo a trovare, chi sente parlare la propria Anima e chi va in astrale durante un semplice esercizio con l’ elemento aria.

Dobbiamo uscirne. Dobbiamo impegnarci a smetterla di vedere nella spiritualità un gioco rilassante per fuggire dalla noiosa e pesante quotidianità. Dobbiamo capire che l’Umanità ha tutto da imparare e niente da pretendere e che quando si inizia un percorso l’umiltà e il mantenersi con i piedi per terra sono le scarpe migliori che possiamo indossare. Lo scopo di ogni cammino di ascesa è quello di renderci felici e totalmente meritevoli della vita e dell’Anima, ma se la fretta di ottenere questo grande risultato si trasforma in assenza di discernimento o in bisogno di conforto, anche se immaginato, allora tutto si vanifica in un attimo.

Rimanete in guardia dai desideri della vostra Maschera, basatevi su tecniche precise e su consigli pratici di chi è provato abbia raggiunto determinate sensibilità e prese di coscienza. La spiritualità, quella vera, è ricca di emozioni profonde e di accadimenti che tolgono il fiato, ma nessuna di queste cose arriva perchè immaginata, cercata con la mente o reclamata. Quando raggiungerete il reale traguardo di ogni piccolo tratto di strada ve ne accorgerete poichè sarà sempre molto distante da tutte le immagini che di questo avevate pensato; solo arrivati qui vi potrete dire definitivamente usciti dalle seghe mentali ed entrati nella sicurezza del sapere e sentire dell’Anima, ne avrete l’ assoluta certezza.

Rilassatevi e seguite l’ unico vero consiglio che vi può dare chi cammina in terre paludose e difficili:

‘tastate bene il terreno prima di poggiarci il piede sopra, una volta entrati nelle sabbie mobili è difficile uscirne’.

Anima ed Illuminazione..una storia d’Amore che parla di Te

Nei tanti corsi che ho tenuto in questi ultimi anni ho notato sempre più spesso in chi si interessa di lavoro energetico una certa confusione sui motivi per i quali ci si impegna in queste materie e mi è più volte capitato di sentire frasi come: ” ho letto libri di questo o quell’ illuminato e vorrei trovare l’ illuminazione anch’io ” oppure ” quanto invidio i grandi Maestri, ma io non sarò mai come loro “. Per evitare di perderci e di smarrire il Fuoco che accompagna la nostra crescita e ricerca, è necessario chiederci quale sia il motivo che ci spinge a desiderare un Maestro e quale sia  il senso di tanti anni di lavoro su di sè. Iniziamo parlando di questa famosa illuminazione su cui da decenni si scrivono libri e si tengono costosi e lunghi seminari.
Siamo abituati a pensare all’ illuminazione come ad un traguardo forse raggiungibile in anni di lavoro e che porta il nostro essere ad uno stadio completamente diverso e perfetto, attraverso il quale riscopriamo il senso vero del mondo e dell’ Universo. Leggiamo libri di famosi leader spirituali, facciamo ore di meditazione e cerchiamo di raggiungere i gradi più alti dei percorsi che conosciamo; dopo tanto tempo ci osserviamo e non ricordiamo più perchè avevamo tanta voglia di raggiungere questa illuminazione e in ogni caso non sembra che molto sia cambiato. Ho visto personalmente tante persone perdere la voglia di sperare e di credere poichè l’ obiettivo prefissato non era secondo loro raggiungibile.
E’ il caso a questo punto di sfatare qualche mito. Esiste l’ illuminazione? Dipende. Dipende da cosa significa per noi, se la pensiamo come un processo esterno che ci porta a comprendere tutto improvvisamente svegliandoci una mattina allora no, non esiste, ma se è per noi un percorso interiore di conoscenza del proprio sè più profondo ed una riscoperta cosciente della nostra perfezione allora si, esiste. E’ un illuminato diverso dalle persone comuni? Non lo è affatto, egli è uomo come tutti gli altri, semplicemente consapevole di cosa significa essere e vivere come umani pienamente. Occorrono anni o percorsi precisi per raggiungere l’ illuminazione? Assolutamente no, o meglio, ognuno la può raggiungere in qualsiasi modo, anche con gli esercizi più lunghi e complessi, ma di fatto se in questo momento voi passaste dallo stato in cui “credete di essere consapevoli ” a quello in cui ” sentite di essere consapevoli” fareste più luce della lampada di camera vostra.             Vediamo ora cosa significa conoscersi a fondo e quale processo porta all’ illuminazione.
In una cultura di forte ispirazione cattolica come la nostra è noto a tutti noi il concetto di anima o lo abbiamo quantomeno sentito svariate volte e nei più disparati contesti. Alla visione comune dell’ anima dobbiamo però sottolineare qualche essenziale differenza, essa è infatti definibile ( con non poche difficoltà ) come la parte più profonda di noi, quella che contiene in sè la ” scintilla divina”, quella consapevolezza di unione con il Tutto che ci spinge, di vita in vita, verso il ritorno all’ Uno. Pensarla in questi termini ci può portare però ad un errore enorme, in grado di creare da solo quella confusione sull’ illuminazione che abbiamo visto. E’ l’errore della ” falsa distanza ” e cioè il credere di essere altro dall’ anima, figli di una parte interna a noi che ha altra forma ed essenza. Capite bene che se infatti definiamo quello dell’ illuminazione come un processo di identificazione con la nostra parte più profonda, l’anima, e pensiamo questa come una parte lontana da noi, diviene tutto il percorso difficile e lungo, o più probabilmente impossibile. Se invece l’anima non si concepisce più come una parte, ma come la nostra totale persona non ancora cosciente di essere completa e perfetta, allora aprire gli occhi è di certo molto più semplice. Il processo di “risveglio” è aiutato dal lavoro energetico, insieme con quello su pensieri ed emozioni a cui è collegato, che ci riporta alla conquista di sensibilità dei processi interni ed esterni, ad un controllo di azioni e re-azioni, ad una indipendenza da meccanismi squilibranti e ad una volontà di scelta consapevole della direzione della propria vita. Tutto questo ci conduce ad uno stato di comprensione della nostra completa essenza e corrisponde al già citato passaggio da ” so di avere un’ anima” a ” sento di essere anima “.
L’ illuminazione esaurisce la sua importanza come obiettivo qualificante della nostra esistenza e diviene esperienza quotidiana della quale siamo ancora una volta noi gli assoluti padroni e protagonisti. Decidete ogni giorno di essere anime incarnate e vivete nella Consapevolezza costante di ogni momento, pensiero, energia ed emozione e saprete perfettamente come si sono sentiti i grandi Maestri della storia e cosa significa essere realmente illuminati. Non è un percorso semplice e non tutti sono pronti a percorrerlo, ma averne chiari i passaggi e sopratutto sapere che non è lontano o impossibile, ci permette di iniziare a lavorare e di vedere col tempo i grandi progressi desiderati.

Un mondo di emozioni

Nella maggior parte delle culture e religioni si va da migliaia di anni a ripetere: ” ama te stesso e il prossimo tuo ” e ” osserva la tua natura, poiché sei tanto luce quanto ombra “. E’ innegabile in effetti che la nostra vita sia piena di speranza e di ricerca di un sentimento puro e profondo, come lo è anche la presenza in noi di un duplice modo di affrontare gli eventi, a volte pieni di gioia, altre capaci di un estremo e cieco rancore.
Come oramai avrete capito dopo tutti questi anni, il nostro intento è quello di rivedere gli avvenimenti quotidiani e di dare loro una lettura energetica, poichè è dal mondo dell’ energia e dello spirito che si genera il nostro. In questo articolo ci chiediamo e tenteremo di spiegarvi quale sia e come avvenga il meccanismo interno che ci permette di re-agire agli eventi guidati da questo oceano variegato di emozioni. Iniziamo a cercare una risposta osservando e ripercorrendo uno di quei momenti nei quali siamo messi alla prova da quello che ci circonda: siamo in ufficio ed un collega parla con noi, ad un certo punto una sua frase fa scaturire nella nostra mente un senso di offesa che traduciamo immediatamente in un atteggiamento di distacco e di chiusura o di aperta ostilità. Che cosa è avvenuto nel frattempo?   Il più delle volte non ce ne rendiamo nemmeno conto, ma improvvisamente nel nostro petto si è formato un peso, una forza opprimente che ha peggiorato il nostro stato e che ci ha reso ancor più fastidiosa la situazione e più pungente l’emozione. Ve ne eravate mai accorti? Rifletteteci un attimo..

Nelle scuole legate ai cammini energetici si studia da sempre, pur tenendolo il più delle volte segreto per i membri esterni, il rapporto tra tre diverse parti di noi di cui abbiamo già parlato: anima, spirito e maschera ( parte umana) . Attraverso la conoscenza di queste parti possiamo spiegare cosa accade in uno di quei momenti, infatti: quando la maschera perde il controllo o meglio, crede di perdere il controllo, di ciò che le sta intorno chiede aiuto alla profondità del nostro essere, all’anima, e questa risponde inviandole subito la molta energia che sentiamo poi condensarsi nel petto e che ci fa scattare in piedi, pronti ad urlare, a piangere o a sorridere. Il problema si crea però nel momento in cui, non sapendo di questo processo, non utilizziamo il “peso” per riprendere in mano la situazione e continuiamo invece a chiedere aiuto facendolo aumentare e rendendolo da benefico e rilassante a nemico invincibile e soverchiante. Per questo motivo nell’ Eish Shaok, come nell’ Alchimia Trasformativa, si insegna la trasmutazione emozionale, cioè l’esercizio di ritorno dell’ emozione a semplice energia o di trasformazione ad una emozione di grado più alto ( dall’amore all’estasi ad esempio) attraverso il riavvicinamento ad una visione più animica degli avvenimenti..

Imparare a non re-agire, ma ad agire con cognizione e consapevolezza ( e soprattutto per propria scelta e non per condizionamento altro ) nei confronti del mondo esterno ed osservare i meccanismi che negli altri ed in noi avvengono, sono gli unici strumenti a nostra disposizione per poter evitare di diventare gli oggetti passivi di un procedimento che ci vedrebbe in realtà i soggetti attivi e che è studiato non solo per rendere la nostra vita meno pesante e problematica, ma per rendere più forte e costantemente equilibrato il nostro rapporto con l’ Universo, interiore o esteriore che sia.

L’amore come la rabbia sono utili alla nostra crescita ed attraverso gli esercizi di trasmutazione impariamo a scegliere noi quando provarle e con quale gradazione, impedendo a qualsiasi energia di influenzare le nostre scelte o di renderci avversari della bellezza di una vita serena e di un mondo pieno di luce.

Alla ricerca della vera spiritualità

I primi mesi nei quali ci si trova a lavorare su sè stessi e sulle proprie energie si è spinti solitamente da molti interrogativi e si va, di esercizio in esercizio, alla ricerca di risposte e di prove. Passato questo periodo iniziale e avuto oramai modo di provare il lavoro sui chakra e il sistema interno, le tecniche di cura, il viaggio astrale, la regressione e così via, ci si sente persi in un universo di tecniche oramai familiari, ma che, svelati i misteri o risolti i problemi iniziali, non suscitano più alcun interesse. Succede infatti che la maggioranza delle persone che si avvicinano ad un cammino spirituale, come può essere quello dell’ Eish Shaok, lo facciano per risolvere un loro problema ( deludente vita sentimentale, mancanza di bussola nelle scelte di vita, malattia, depressione, solitudine ecc.. ) e non per un amore profondo nei confronti della pace e della serenità che il lavoro energetico e questi cammini ci donano. Come Occidentali siamo abituati ad avere e a volere risposte semplici e veloci e non siamo contenti di doverci impegnare per lungo tempo e di dover cambiare molte cose di noi per poter capire qualcosa in più o per ascoltare la nostra parte più profonda. Questo atteggiamento ha fatto da terreno fertile per tutti quei sentieri nei quali una veloce armonizzazione, senza troppe o accurate spiegazioni, esaurisce il lavoro su di sè e qualche centinaio di euro ci fanno uscire soddisfatti e compiaciuti del sacrificio fatto, anche se magari siamo coscienti di aver imparato poco o niente. Siamo sempre più lontani da quel, tanto antico quanto efficace, modello di scuola quotidiana, nella quale non si pagava con pezzi di carta, ma si lavorava tutto il giorno per il Maestro e questi trasmetteva nel corso di una vita intera la propria saggezza e le proprie conoscenze. A quei tempi chi desiderava con tutto sè stesso evolvere e fare della propria vita un faro per chi gli stava intorno, era pronto a lasciare tutto ciò che possedeva, materialmente e internamente, e a vivere fianco a fianco con coloro che in quella via erano più avanti di lui e che presto diventavano suoi fratelli.
Oggi la parola spiritualità si trova sulla bocca di tutti e coloro che hanno interesse a mantenerne la vera essenza nascosta, ne pubblicizzano una versione commerciale, nella quale tutti sono di fatto illuminati o lo possono facilmente diventare leggendo un libro o in tre giorni di seminario. Niente di più utile a mantenere la media in una gabbia dorata e a far scomparire i veri Maestri, oggi sulle soglie di casa a lavorare da soli nei propri campi. 
Cosa fare allora per comprendere la differenza tra una ben architettata ma vuota via e una reale e profonda? La risposta è molto semplice: diffidate dalla velocità e dalla mancanza di sacrificio e chiedetevi se per voi la spiritualità è uno strumento per arricchire la vita nei periodi bui o se è la vita stessa, una quotidianità non mai dimenticabile. Quando la risposta a questa domanda vi sarà chiara e il percorso che state seguendo vi richiederà una parte delle vostre giornate o scelte impegnative per migliorarvi, allora saprete se fuggire nelle braccia di un furbo e ricco ” insegnante ” o rispondere positivamente e iniziare a crescere.       
La ricerca di una reale evoluzione spirituale è lunga e deve essere affrontata con una scelta quotidiana di lavoro ed impegno, senza i quali ” sei Uno e l’ Uno è te” e ” ti mando un pò di energia positiva” sono le uniche frasi che sentirete in seminari tanto inutili quanto costosi. 

La dedica al guerriero

In un mondo dove i punti di riferimento sono pochi o mancano, dove i maestri, quelli veri, scompaiono sotto le sferzate di una mediocrità imperante e dove il Sistema poggia le suo forti basi sul relativismo e il “si salvi chi può”, non è al  manager o al perfetto impiegato che sento di voler scrivere una dedica, ma a quella persona particolare, a quell’essere spinto ad agire da un Dio: il guerriero.
Non commettere, caro lettore, l’ errore di prendere la parola guerriero come inneggiante all’ egoismo ed alla violenza, i poteri forti ci mettono a disposizione un vocabolario falso; il vero guerriero è l’ uomo spinto da un Dio, un essere supremo ed interiore che lo muove e guida affinché vinca le sue battaglie per un grande cambiamento o muoia ispirando gli altri.
Di esseri umani davvero guerrieri ve ne sono pochi, ma è su quei pochi che si giocano le sorti di tutti noi e, forse, proprio tu, che stai dall’ altra parte dello schermo, rientri in questo gruppo speciale e, magari, accenni anche ad un piccolo sorriso mentre leggi queste parole.
Il guerriero è colui che non ha legami particolari, poiché non è del particolare che gli interessa, ma di tutto ciò che esiste ed è collegato con la sua missione. Il guerriero è colui che non accetta i limiti che ha, poiché sa di non avere limiti e che sono questi in realtà soltanto riflessi di una parte di lui che non lo rappresenta davvero, ma che hanno cercato di incollargli addosso. Il guerriero è colui che sa di non conoscersi affatto, ma che promette a sé stesso di non darsi per vinto nella crescita, poiché il flusso dell’esistenza è in continuo cambiamento e noi con esso. Il guerriero è quella persona che non ha rimpianti, traumi o dipendenze e non perché non abbiano mai cercato di ferirlo o ucciderlo o perché non abbia mai sbagliato, avuto paura o desiderato qualcosa, ma perché è vivo e forte nel presente e si sente costantemente ispirato dal Dio che gli è dentro e che lo fa alzare ogni volta che cade, senza guardare alle parti che ha perso. Il guerriero vive pienamente le proprie emozioni, ma non lascia mai loro potere e controllo, lui è padrone di sé quando desidera esserlo.  Il guerriero è colui che guardando il cielo stellato, ogni sera, saluta i suoi fratelli e le sue sorelle che da lontano lo osservano aspettando il suo ritorno. Il guerriero è quella persona che non scappa davanti ai doveri, ma che sa di essere nato per portarseli sulle spalle poiché è l’ unico che potrebbe farcela a sopportarli.  Il guerriero è colui che non si arrende quando gli dicono che il suo sogno di un mondo migliore è solo un sogno o che le persone che gli stanno intorno non brandiranno mai con lui la spada o non lo ameranno mai per ciò che fa. Il guerriero non si arrende perché il Dio che gli è dentro gli dà la forza di cui ha bisogno e perché non è un uomo del popolo, ma per il popolo, e non gli importa se qualcuno combatterà con lui o lo amerà per il suo sacrificio, lui non cerca altri martiri, ricerca un mondo che di martiri non abbia più bisogno.
Il guerriero non sempre nasce tale, capita infatti, a volte, che in un momento, in una giornata come un altra, la vita per una persona acquisti improvvisamente un significato diverso e che qualcosa, nel profondo del suo essere, apra gli occhi e la riempia di nuova energia. Altre volte è invece un percorso alla ricerca del vero sé che porta una persona a diventare un guerriero e a combattere fino alla fine dei suoi giorni per cambiare qualcosa, anche solo un dettaglio, affinché nessuno più pensi di non essere tanto forte per vivere pienamente o che solo alcuni abbiano un Dio al loro interno e possano maneggiare una spada.
Forse ti ho annoiato, caro guerriero che leggi queste parole, forse ti ho detto cose di te che già sapevi, ma pensavo fosse giusto che almeno una volta, almeno io, potessi dirti che non sei solo e che quel grazie di cui sicuramente non avrai bisogno, c’ è chi sente di volertelo dire con tutto sé stesso. Grazie..

L’importanza del non essere se stessi

Ogni giorno della nostra vita parliamo, pensiamo, prendiamo decisioni, ci leghiamo a persone e litighiamo con altre. Facciamo tutto questo non mettendo mai, nemmeno per un momento, in dubbio noi stessi o ciò che crediamo di essere. Padroni di noi ci presentiamo al mondo con voce tonante, sicuri di rappresentare tutto il nostro Io più profondo; d’altronde chi può conoscerci tanto bene quanto noi conosciamo noi stessi.

Eppure c’è qualcuno che combatte quotidianamente contro le proprie paure, debolezze ed insicurezze e si rende conto del fatto che non sempre può considerarsi “capitano della sua nave”.
Anni fa, quando iniziai a praticare l’ Eish Shaok, mi venne insegnato un esercizio del quale non mi fu detto subito l’obiettivo. Avevo il compito di visualizzare, ogni volta che pensavo, l’ immagine di una sala consiliare con i diversi membri a rappresentare qualsiasi voce, dissidio o lamentela mi passasse per la testa. Il punto più importante dell’ esercizio consisteva nel non mettermi mai a sedere tra i consiglieri; dovevo solo osservarli restando sempre in silenzio ed in piedi davanti a loro. Le prime volte ad un mio convinto se pur timido silenzio corrispondeva un crescente rimbombo di urla e discussioni, quasi che la mia volontà di non schierarmi fosse per loro motivo di grande disturbo. Mi convincevano spesso così bene a partecipare alle discussioni che finivo per portarle avanti con forza io stesso, sostenendo ora gli uni ed ora gli altri.
Continuai a lavorare con questa immagine per molto tempo, imparando con fatica ad essere più forte e neutrale a prescindere dalla forza delle loro urla o argomentazioni. Mi aggiunsero poi una seconda parte all’ esercizio che consisteva nel compiere delle piccole azioni completamente illogiche e non meditate se non un attimo prima. Saltare, urlare o sorridere per un attimo pur essendo triste ed arrabbiato divennero alcune tra le tante “pazzie” quotidiane. Ai dubbi ed ai mal di testa dei primi mesi seguì, con mio grande stupore, la pace. Il Consiglio dei miei pensieri si spense lentamente in una generale quiete ed osservanza di quella figura in piedi dinanzi ad esso. Avevo compreso, quasi senza accorgermene, di essermi slegato dalla figura del rappresentante delle parti e dei partiti, pronto ad ascoltare tutti tranne un sè stesso che non esisteva, e di essermi ricongiunto con quel sottofondo costante, tra un’ idea e l’altra, che si limitava ad osservare per poi imporre la sua volontà, non importa se logica. Potevo dirmi fiero di aver smesso di essere quello che credevo o mi avevano detto essere me stesso e di aver trovato la forza perduta o mai avuta.
Questo esercizio mi aveva insegnato a ritrovare la quiete immergendomi nel cuore del mio spirito e distaccandomi dall’ idea che ero ciò che pensavo e che solo nella mente potevo riconoscere me stesso, la mia casa e la mia essenza.
Nell’ Eish Shaok scoprire di aver vissuto identificandosi con la sola punta dell’ iceberg, con la maschera umana, è il primo e fondamentale insegnamento, ma è una conquista pesante per chi non la desidera con tutto se stesso. Occorre quindi chiedersi se si sia disponibili a guidare il Consiglio o se, tutto sommato, non sia più comodo che questo guidi noi senza farcelo sapere.