Lettere da un pianeta lontano Parte V

L’ ho trovato finalmente. Posso dire di esserci arrivato vicino molte volte, ma di non averlo mai capito del tutto fino a questo momento. Stasera, alla veneranda, almeno per questo popolo, età di sessantotto anni, sono entrato nella mia camera ed ho preso la penna in mano conscio del fatto che fosse quello l’ obiettivo per cui approdai su questo pianeta in quel freddo e lontano Febbraio. Sono rimasto per qualche minuto immobile a riflettere su quanto fosse meraviglioso capire. Tutto ha sempre avuto senso e scopo ed ho dipinto ogni giorno ed attimo per arrivare qui e per lasciare, con coscienza e sincera intenzione, una impronta in questo Universo. Nel momento presente comprendo profondamente la pace e la serenità che invasero mio padre nei giorni prima e nel momento in cui si spense in quella camera di ospedale. Tanti anni di ricerca, studio ed esercizio mi sono serviti a guardare le stelle con i suoi occhi, a tornare a dargli la mano come fratello devoto e non più come solo figlio riconoscente.
Ora che ho raccolto forze ed idee torno a parlare a voi di questa particolare incarnazione tra gli esseri umani e vi racconto un pò dell’ ultima fase, quella che, come dicevamo, potrebbe prendere l’ appellativo di periodo delle ‘ tardive considerazioni ‘.
A giudicare dalle cose che ho visto durante i viaggi astrali di questi ultimi anni, in quasi tutte le Dimensioni, il periodo dell’ anzianità corrisponde ad una totale illuminazione spirituale e ad una forsennata attività evolutiva per sè e per gli altri. Qui gli ultimi decenni di vita sono dedicati alla guida delle giovani generazioni e ad una rappresentanza nobile delle tradizioni e dei valori di un intero popolo. Tutti i grandi Consiglieri politici e le infuocate stelle polari contano molti più anni degli altri, ma, al contrario della Terra, anche più saggezza ed esperienza dei propri fratelli. Non serve dire quindi che l’ umanità non rientra, almeno non più e non ancora, in questa schiera di popoli evoluti. Nel mondo in cui viviamo, arrivata una certa età, si percepisce la cosiddetta ‘ pensione ‘, una sorta di compenso riassuntivo dell’ attività lavorativa svolta nella vita e ci si ferma completamente. La casa diviene prima spazio di sollievo dalla stanchezza e dai pericoli esterni e poi grigia prigione in cui meditare su errori ed occasioni perdute o su quanto la bellezza sia oramai relegata nel passato e ci sia la sola ed inevitabile dipartita nel futuro. Ad accompagnare la malinconia e la paura si aggiunge, spesso e volentieri, la malattia. Il corpo e la mente non vibrano più sulle stesse corde e la debolezza blocca lentamente ogni funzione quotidiana. I grandi condizionamenti legati alla paura della morte, alla povertà ed alla solitudine prendono il sopravvento e lamentela ed elemosina divengono bastoni costanti su cui si poggia la stanca e tremante mano.
Per quanto riguarda le immancabili note positive, vi posso dire che in questa fase si sperimenta una grande e lenta dimenticanza dei molti momenti vissuti, ma si inizia anche a ricordare, inaspettatamente e sottilmente, l’ Anima. La fragilità del corpo e della mente, insieme con il poter essere finalmente lasciati in pace dalla vorace società, sono utili a riconnettersi con quell’ antica ed immensa parte che palpita nel profondo dell’ essere. L’ attesa dell’ abbandono del corpo è addolcita dalla sua presenza rasserenante e nei sogni già si riconoscono volti di amici lontani e case in cui tra poco si tornerà per riabbracciarli.
Intorno all’ anziano si riuniscono poi non solo i fantasmi degli anni passati, ma anche le persone viventi che si sono amate e che si è desiderato, aiutato a crescere e protetto lungo i decenni. Essi sono di estremo conforto e donano pace alle perplessità ed alle tardive considerazioni. Guardando negli occhi dei più giovani tra coloro che stanno al mio capezzale mi dico che la speranza per un mondo migliore è ancora forte e che dobbiamo confidare e mettere tutto il nostro impegno affinchè essi comprendano chi sono davvero. Abbiamo sostenuto ed alimentato un sistema di cui ora conosciamo i grandi inganni. Non dobbiamo limitarci all’ auto commiserazione per il tempo perduto; occorre insegnare a chi è appena arrivato a rimanere sè stesso e a crescere, allo stesso tempo, come vero e cosciente essere umano. Educhiamo gli incarnati a non giudicare, a non temere il mondo poichè costruito come solo riflesso di ciò che è dentro, a vedere nella morte solo un passaggio e nelle altre persone i propri compagni di viaggio.
Con queste ultime parole concludo le lettere che tanto tempo fa furono iniziate da mio padre e che ora lascio nelle mani di uno dei miei allievi più giovani e cari. A te ragazzo dico di avere sempre speranza e di vivere questa vita con la costante sorpresa di un parco giochi in cui sei entrato per una giornata e di cui ti ricorderai per sempre. A tutti voi, anime sorelle, che leggete da questa o altre Dimensioni, voglio solo dire che sono felice di essere parte di questa grande famiglia e che mi sento in voi e vi sento profondamente in me.
Un abbraccio
Venerdì 07/08/1998

Lettere da un pianeta lontano Parte IV

Mi sono chiesto per lunghi anni cosa fare di queste tre lettere, il vero e ultimo lascito di mio padre. Mi fu talmente oscura la loro genesi che sono rimasto incerto per molto tempo su di una loro distruzione o continuazione.
Lo avrete capito ormai, mio padre lasciò il suo corpo poche ore dopo quell’ ultimo e terzo scritto. Da buon musicista ed attore lo avrebbe chiamato ‘ un grande colpo di scena’ nel quale l’ autore lascia a suo figlio il fardello della scelta e dell’ Opera.
Lessi e rilessi questi fogli centinaia di volte e decisi, qualche tempo dopo la sua scomparsa, di iniziare una ricerca dentro e fuori di me. Dovevo capire cosa fosse successo e la mente non si dava pace, indecisa tra il credere ad un inizio di demenza o ad una illuminazione finale di quell’ Anima. Trovai poi le risposte, se ci credessi direi per caso, in un antico percorso il cui nome non renderò pubblico finché non arriverà il momento e i miei fratelli non saranno pronti. Ora di quel sentiero sono diventato un Maestro ed ho riscoperto quelle memorie e conoscenze che tanto a lungo avevo desiderato. Con il vostro permesso, sono finalmente pronto per ricominciare a parlare con voi e per concludere ciò che rimase incompleto.
Dedico, come mio padre prima di me, queste lettere ai popoli lontani verso cui crescono il nostro albero e la nostra casa.
” L’ età adulta segue la giovinezza e trasporta l’ essere umano dalla fase delle ‘ prese di coscienza’ a quella, chiamata anzianità, delle ‘ tardive considerazioni ‘.  In questo periodo la carriera lavorativa e la famiglia divengono gli elementi centrali intorno ai quali girano tutti gli altri.
Ricordo ancora bene il giorno in cui il mio superiore entrò nel piccolo e grigio ufficio dove passavo le giornate e mi promosse. Mi sentii così orgoglioso di me stesso e grato per avere speso tanto tempo a studiare e compilare scartoffie che scoppiai a ridere. D’altronde questo è il bello del Sistema: ti usa e, quando credi di volerne uscire per la stanchezza, ti dona una carica altisonante e ti riempie di pezzi di carta da lui stesso prodotti. Se poi da una parte il mettere in tavola piatti ricchi di certezze e di soddisfazioni è il gioco di questa società, non si può nascondere il grande rovescio della medaglia con cui condisce ogni portata.
Di questa parte mi sono accorto soprattutto quando nacque il primo dei miei tre figli. Uscito dall’ ospedale dissi a me stesso: ” da ora in poi non si gioca più, hai delle responsabilità a cui pensare “. Cominciai così a dimenticare i sogni di un mondo migliore, i viaggi lontano, la ricerca di senso. Se non lavori non guadagni e se non guadagni tutto quello che hai costruito cadrà a pezzi. La paura diventa il motore trainante delle tue scelte e delle tue non- scelte.Eppure dovete sapere che anche in questa fase non mancano i momenti di luce e di grande gioia. Costruire con altre anime una famiglia, ad esempio, è davvero meraviglioso, aldilà delle responsabilità che comporta.
Piansi ogni volta che mi diedero uno dei miei bambini in braccio. Le lacrime mi scesero sempre a tal punto da poter sentire dietro di loro il sorriso del cuore. Ora, mentre scrivo, comprendo anche la rabbia di mio padre contro i genitori che si credono padroni e creatori dei nuovi arrivati; basta anche sapere di essere stati soltanto una soglia ed un riparo per avere la voglia di ringraziare la Vita. Non c’è bisogno di possedere tutta quella bellezza che si rinnova e cresce per esserne riconoscenti.

Tra le tante esperienze di questa fase, l’ adulto è attratto poi anche, forse più che da giovane e con maggior forza, da quella che gli esseri umani indicano con il termine ‘religione’. Un’ insieme di credenze e di   dogmi che si pongono come punti di riferimento per re- ligare, riallacciare cioè, l’ individuo al suo sé spirituale. Strutture che nascono da esperienze illuminanti di individui o popoli che hanno valicato le difficoltà della Terra e hanno ripreso contatto con Voi. Non molte di queste religioni hanno però mantenuto la loro purezza e la loro praticità. Sono, anzi, diventate nel tempo strumenti di potere psicologico, di prevaricazione e di condizionamento. All’ alba del terzo millennio noto, in contrasto e critica con il perdersi di questi cammini, il nascere di una nuova spiritualità più energetica e vicina agli altri mondi. Non mi illudo che sia il momento della grande svolta, ho compreso oramai che tutti i cambiamenti profondi hanno bisogno di tempo, ma proprio nel clima del rinnovamento ho trovato il mio percorso e questo mi ha donato la forza di credere che ci siano buone possibilità per migliorare le cose. In ogni caso si può e si deve fare ancora molta strada per risalire la china e per rendere l’ Umanità più unita e sveglia.

Chiudo questa lettera con le altre nel cassetto della scrivania e mi accingo a raccontarvi la mia ultima parte di vita. Consegnerò, quando verrà il momento, questi scritti ad uno dei miei tre allievi e spero un giorno al popolo della Terra risvegliatosi tutto.

Un abbraccio
Giovedì 09/07/1998

Lettere da un pianeta lontano Parte III

Mi scuso con i futuri lettori per il cambio di scrittura, ma mio padre non può continuare a comporre queste lettere. Le sue forze si stanno esaurendo e la voce si fa, di ora in ora, più debole e rauca. Seguo la sua lucida volontà nel riportare a voi ciò che lui mi comunica nelle poche ore di veglia. Spero con tutto il cuore che queste parole possano accendere nei miei e nei vostri occhi quella incredibile luce che ho visto nelle ultime settimane nei suoi.” La terza lettera è dedicata alla giovinezza, il periodo che segue in questo mondo l’ infanzia e l’ adolescenza. Una fase di passaggio dalle ‘ scelte forzate ‘ alle ‘ grandi prese di coscienza ‘ sul costo di una minima libertà.

Lungo il decennio che attraversa la giovinezza si conclude quel percorso di studi e formazione che ha caratterizzato la vita fino a questo momento, e diviene meno forte anche il condizionamento dei genitori sullo spirito incarnato. Si iniziano ad avvertire alcuni piccoli segnali di libertà e ad avere la sensazione che ci siano meno forzature rispetto alla precedente adolescenza. Il più delle volte, però, la realtà, difficile e creduta ingenuamente oramai imbrigliata, bussa alla porta e mostra tutta la difficoltà di riconquistare l’ indipendenza e l’ autonoma sopravvivenza. A questo proposito, per il giovane umano, allo scopo di possedere una dimora in cui abitare e per mantenere il proprio corpo in salute, divengono strumenti sempre più conosciuti ed importanti il denaro e il lavoro. Con la parola ‘ denaro ‘ gli umani indicano un insieme di monete e pezzi di carta con cui possono comprare ciò che desiderano. E’ sul loro accumulo che si basa molta della incarnazione qui. Il ‘ lavoro’ è invece il tipo di funzione che si svolge all’ interno del Sistema e che permette di guadagnare il denaro stesso. A differenza di ciò che accade nel nostro mondo, il tipo di impiego è considerato qualificante della persona che lo svolge. E’ interessante sottolineare che qui si dice ” sono un medico/guaritore ” e non ” faccio il medico/guaritore”. Se si diventa avvocati e leader politici, ad esempio, si ha non solo maggior peso decisionale, ricchezza ed importanza di chi coltiva la terra o educa i nuovi arrivati, ma si è anche tenuti in maggior considerazione e si viene giudicati persone migliori. Guardando alle pressioni, ai vincoli ed alle questioni legate a questi due argomenti, comprendo come sia proprio durante la giovinezza che si rafforzano quelle basi di individualità ed egoismo che portano poi gli esseri umani a rimanere divisi ed antagonisti gli uni contro gli altri. Viste, oltretutto, le considerevoli difficoltà del giungere ad un buon livello nella scala sociale, sembra che far pesare con giudizi e pretese ai vicini il proprio status sia necessario, giusto e quasi obbligatorio.

Come sempre, anche nella giovinezza ci sono poi molte strane e positive esperienze per chi arriva da un mondo lontano. La maggioranza degli umani, ad esempio, verso la conclusione di questa fase, è solita sposarsi. Si celebra cioè quello che viene qui chiamato ‘ matrimonio’, una strana cerimonia nella quale due individui si legano con un patto di reciproco affetto e sostegno davanti a testimoni. Un rito sicuramente lontano dalle nostre usanze, ma che dona loro la certezza pubblica ed il riconoscimento di un profondo amore e rispetto. Sono convinto che anche questa esperienza sia stata costruita nel tempo per lenire la solitudine e la pesantezza dell’ incarnazione delle Anime.
Oltre il matrimonio ci sono poi molti altri punti interessanti. Si scopre e rafforza, ad esempio, l’ amicizia vera ed incondizionata. Un rapporto simile a quello nostro di fratellanza, ma limitato ad una cerchia ristretta di esseri umani e non a tutti gli appartenenti al popolo. Ci sono poi i primi lunghi ed autonomi viaggi per il mondo. Si è, infatti, fino a questi anni, tenuti legati al posto in cui si nasce ed alle decisioni prese dai genitori, mentre in questa fase si è liberi di conoscere la Terra e le sue meraviglie e caratteristiche. Dovete sapere, a questo proposito, che il pianeta è diviso in cinque grandi continenti. Lembi di terra emersi dalle acque che hanno visto nei secoli il proliferare di culture umane variegate ed indipendenti.

La giovinezza mi ha permesso insomma di riassaporare, se pur con grandi limiti, la libertà di cui tutti e fin da subito godono nel nostro mondo. Non è stata una fase semplice, ma mi ha insegnato a lottare per la realizzazione di un desiderio; una forza che mi sarebbe servita molto, ma che ho prontamente dimenticato, da adulto.

Gli occhi di mio padre si stanno chiudendo e, per oggi, ho deciso di incitarlo a non continuare la dettatura. Il suo sorriso trasmette grande serenità, peccato che non lo possiate vedere anche voi. Un abbraccio ”

Venerdì 09/08/1968

Lettere da un pianeta lontano Parte II

Le condizioni del mio corpo peggiorano di ora in ora e i loro guaritori, buffe figure vestite di bianco con uno spropositato ego che chiamano ” medici “, mi sconsigliano la scrittura e suggeriscono a mio figlio di prendere i miei ricordi e parole come gli scherzi della mente di un vecchio. Perdonerete quindi la mano tremante; sono convinto che queste lettere siano più importanti della mia stessa salute e che il mio spirito abbia già dormito abbastanza.
” Ho scritto delle dipendenze e dei particolari caratteri dell’ infanzia degli incarnati in questo mondo e vi vorrei ora parlare di quella meravigliosa e tenebrosa seconda fase che gli Umani chiamano ‘ adolescenza ‘. Questo è un periodo che si potrebbe facilmente riassumere come quello delle ‘ scelte forzate’. Già immagino la vostra perplessità nel leggere queste parole e che vi stiate chiedendo come possano essere delle scelte dirette da altro se non dal desiderio dell’ Anima che le compie. Ricordate però che vi avevo avvertito e sforzatevi di scendere quaggiù con il pensiero. Agli adolescenti è permesso un certo grado di libero arbitrio su come, ad esempio, adornare il proprio corpo, si usano a questo proposito vesti simili alle nostre anche se molto più pesanti e colorate, o su come proseguire il percorso nelle varie scuole di cui vi ho precedentemente parlato. Nella parte di Terra che conosco io, ce ne sono molte e divise in regole e culture separate, le scuole si vanno a specializzare man mano che passano gli anni e il giovane deve, già dall’ adolescenza, comprendere come vorrà trascorrere i tempi a venire e che professione per la comunità vorrà fare al compimento degli studi. Tutte queste decisioni vengono in realtà prese in maniera forzata, poiché non si concede il permesso all’ incarnato di poter stabilire se vestirsi, ma come farlo con ciò che si usa solitamente, e non gli si chiede neppure se desidera rimandare o creare il proprio percorso scolastico o lavorativo, ma solo quale tra quelli presenti gli è più consono. Si crea insomma una dimensione di tanto vaste quanto inutili, se pur credute fondamentali, scelte e i fattori importanti vengono taciuti; solo all’ apparenza si esalta la libertà personale. Gli Umani, vivendo di sentieri tracciati e di strade già scelte per loro, sembrano dimenticarsi della morte o non voler vedere che, prima o poi, arriveranno a dover chiudere gli occhi. Essi non si preoccupano di dare alla propria vita un significato maestoso e giungono, per questo motivo e il più delle volte, a commiserare nel finale il tempo perduto per inseguire il futuro. Io lo so bene, poiché è esattamente nel momento del pianto prima dell’ uscita di scena che mi trovo adesso.

Quella dell’ adolescenza è anche la fase dei forti condizionamenti delle mode e delle amicizie, oltre che dei genitori e degli insegnanti. Diviene qui imperante quel bisogno di riconoscimento da parte degli altri che gli Umani si portano poi dietro per tutta la vita. Rispetto all’ infanzia si può dire che si passa dall’ assorbimento inconscio all’ emanazione cosciente delle strutture mentali acquisite. I giovani iniziano ad imitare gli essere Umani più grandi e ne adottano atteggiamenti e metodi di risposta. Si dimenticano del tutto le certezze dello spirito e si relegano nell’ oblio le vite precedenti. Imitare la generazione di incarnati oramai assuefatta al sistema cancella le speranze di rivalsa ed illuminazione dei nuovi arrivati; i nostri fratelli e sorelle si perdono definitivamente. Io stesso ricordo come la serietà di mio padre fu da me riproposta per sentire forza e sicurezza e come le urla degli insegnanti e di mia madre mi facessero smettere di ridere e imparare a considerare i ” giusti ” punti di riferimento.
Come ormai avrete capito, le fasi della vita in questo piccolo pianeta sono molto diverse dalle nostre e da come ce le immaginavamo. Devo ancora una volta sottolinearne però anche le grandi scoperte e le sensazioni nuove che sono state per me motivo di spirituale ed animica gioia.Se l’ infanzia è programmata per apprendere i comandi di base di questo veicolo, l’ adolescenza è l’ età della sperimentazione di limiti e possibilità di tutto l’ essere umano. Fin dalla tenera età, ad esempio, si praticano i cosiddetti ‘ sport ‘, percorsi che mettono alla prova il fisico e ne potenziano le caratteristiche. Una mescolanza di sfide con sè stessi e di prove da superare per sentire il proprio corpo più forte di quello degli altri. Questi sono poi anche gli anni in cui si viene maggiormente a conoscenza della ‘musica’. Un meraviglioso insieme di frequenze di energia che si uniscono in suoni di ogni tipo e carattere e alle quali ho dedicato io stesso gran parte di questa mia vita. Gli umani creano la musica con l’ utilizzo di appositi strumenti e la ascoltano per tentare di ricollegarsi alla propria Anima, chiamano anche loro ciò che deriva da questo processo ’emozione’. Ultimo elemento di novità è rappresentato da quello che questo popolo indica con la parola ‘sesso’. Il sesso è un atto fisico tramite il quale il maschio si ricongiunge con la femmina per un tempo limitato e che viene esaltato da un forte impulso interno. A leggerlo in questo modo sembra uno dei tanti metodi di fecondazione che abbiamo osservato nei secoli, ma nasconde, a mio parere, una forte componente animica. Se infatti si tiene conto della solitudine che l’ individuo qui sperimenta e della costante apparente lontananza dall’ Uno, con questo atto io credo l’ uomo ricerchi un contatto con la realtà che ha dimenticato e con l’ estasi e lo stato di non preoccupazione che ha perduto.

Devo ancora una volta, cari fratelli e care sorelle, chiedervi di pazientare prima di leggere le prossime lettere e spero fermamente di avere la forza per scriverle nei giorni a venire. In ogni caso, ciò che non vi dirò tramite la penna lo potrete ascoltare direttamente dalla mia bocca, intorno alla nostra cara fontana, tra poco tempo. Un abbraccio ”

Domenica 04/08/1968

Lettere da un pianeta lontano Parte I

Mi rendo solo ora conto di aver perduto la testa in questi ultimi settanta anni. Questa notte ho guardato le stelle dalla grande finestra della camera e all’ improvviso ho rivisto i vostri volti, ricordato i miei tanto amati campi e quella meravigliosa fonte di energia intorno alla quale ci incontravamo. Tutto quel fantasticare su terre lontane e popoli così diversi dal nostro mi ha fatto tornare a battere il cuore come non avveniva da tempo. Ho seguito il forte impulso di prendere carta e penna e di chiedervi così perdono con una lettera che parlasse di uno di quei nostri sogni e di come si sia poi dimostrato essere in realtà.

” Cari fratelli e sorelle dopo tutto questo tempo sono tornato e vi scrivo dalla quarta Dimensione e da un pianeta che viene chiamato dagli indigeni Umani ” Terra “. Come io sia finito qui non è un mistero, presi infatti la decisione tanto discussa ed annunciata e mi lanciai in quel portale con tutta la voglia di crescere e sperimentare tipica di un’ Anima in cammino. Mi dispiace essere riuscito solo ora a formulare un resoconto di questo viaggio, ma i primi anni sono stati caratterizzati dal trauma della incarnazione ed ho abbandonato a lungo le facoltà di ragione e coscienza che ora mi riportano a voi. Ho dimenticato per tanto tempo perfino della vostra stessa esistenza e creduto di non essere altro che corpo. Solo in questo letto di ospedale, mentre le forze e la Maschera mi stanno lasciando, mi è riapparso il mondo interiore e con esso tutti voi. La serenità e la calma sono scese ad accompagnare la chiusura di quello che avevo ormai creduto essere l’ ultimo grande sipario. Scusandomi per la lunga ed inattesa assenza, vi invio la prima di una serie di lettere che spero possano darvi un’ idea di come si vive quaggiù. Vi occorreranno grande forza e concentrazione poiché ciò che leggerete metterà a dura prova la vostra immaginazione e i limiti di quello che credevate e credevamo possibile.
Ho tremato e pianto molto i primi giorni dopo la nascita. Non mi aspettavo di certo di trovare così limitante questa armatura né così pesante questa Terra. I primi nove mesi nel corpo della donna che mi ha ospitato non mi erano sembrati poi molto diversi dal nostro mondo. Calma e serenità ed una materia modificabile traducono bene quel lontano periodo e ricordo che con una parte di consapevolezza potevo anche andare e venire dall’ involucro in formazione. Ho creduto sarebbe stata allora semplice la continuazione e sono rimasto legato a quel curioso cordone. Dopo il parto, però, tutto è cambiato e lo spirito è improvvisamente sprofondato in una grande oscurità. Niente sembrava più così debole da non poter condizionare la mia forza; ho capito che le cose viste da questo pianeta sono ben diverse dall’ idea che c’eravamo fatti noi da lassù.
Con la scoperta della parola ” dipendenza ” ho vissuto quell’ iniziale periodo che qui chiamano infanzia. Dovete infatti sapere che non soltanto il corpo ha bisogno di una dose giornaliera di cibo ed acqua, ma è soggetto a malattie e disturbi che lo rendono bisognoso di cure ed attenzioni. Il controllo manca quasi totalmente per via, so che farete fatica a credermi, di una mente debole ed offuscata da impulsi e paure. L’ infanzia è infatti condizionata da una consapevolezza in lenta crescita che ha ben poco potere sul corpo ed è fortemente legata ad altri Umani che da più tempo dimorano qui. A questo proposito coloro che nella maggioranza dei casi crescono ed accudiscono i giovani incarnati vengono chiamati ” genitori ” e gli Umani credono essere proprio i genitori a creare corpo e mente e che, visto il concepimento ed il parto, a loro anche appartengano i giovani per le prime decadi di vita. Legato a questa credenza occorre aggiungere che i nuovi arrivati non crescono, come nel nostro mondo, insieme ed in poche e grandi casate, ma divisi per famiglie e terribilmente estranei gli uni agli altri.
Dopo i primi anni passati all’ insegna dell’ apprendimento dei comandi di corpo e mente e alla scoperta dei primi pezzi di mondo si ha poi, dopo quello della nascita, un secondo forte shock. Si è infatti obbligatoriamente immessi in strutture di formazione che qui chiamano ” scuole “. In questi luoghi si viene a conoscenza di regole di comportamento e di strane basilari nozioni culturali. Dico strane perché sono, in molti casi, mancanti di senso e grandemente lacunose. Per loro la storia del popolo inizia migliaia di anni dopo ciò che noi sappiamo essere stato ed omettono la presenza di altre Dimensioni oltre che quella di spirito ed Anima. I “bambini”, così chiamano i giovani incarnati, sono trattati come se questa fosse la loro prima vita e ne viene strutturato anche l’ ego in questa direzione. Niente ricordi nè riscoperta delle proprie potenzialità; i vasi creduti vuoti vengono semplicemente riempiti di strutture e condizionamenti. Il bisogno di riconoscimento e la paura del fallimento diventano le basi di una crescita deviata verso il contrasto con una realtà difficile. La vita trova il suo perché solo nella sopravvivenza giornaliera e nella ricerca di una minor preoccupazione possibile per ciò che accadrà domani. Già nell’ infanzia divengono importanti per la maschera giudizio e conformismo.
Se la nascita, il difficile rapporto di dipendenze e la scuola pesano molto sulle iniziali speranze e curiosità degli spiriti, occorre che io vi dica che ci sono però, fin da subito, anche molti elementi di forte interesse. La materia, ad esempio, è incredibilmente diversa da tutto quello che conosciamo. L’energia sembra qui essere molto più densa e forte e tutto appare come scollegato dall’ Uno. Le parti che compongono l’essere sembrano poi giocare in una mescolanza di dimenticanze e tratti di lucidità e ci sono emozioni in gran quantità e di ogni tipo. Anche l’ avere sete ed appetito o un qualunque altro impulso, se pur limitanti, fanno seguire, nel momento in cui li si soddisfa, un per noi impensabile e divertente senso di grazia.
La discesa fin qui non è insomma semplice come ci e mi appariva prima di compierla. Vi lascio riflettere mentre raccolgo le residue forze ed ulteriori idee e ricordi. Affido questa e le successive lettere a mio figlio cosicché possano testimoniare di voi alle future generazioni di incarnati.
Sono felice di avervi ritrovato e sento riavvicinarsi la soglia di casa e le immagini della mia terra; vi invio un abbraccio di amore e rispetto da questa Dimensione lontana. “
Venerdì 26/07/1968