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La leggenda degli Otto..la nascita dell’Eish Shaok

Quando l’ Eish Shaok era ancora lontano dal vedere le luci dei palchi e le classi gremite di allievi, dai Maestri si potevano ascoltare storie, tramandate oralmente, con echi lontani; memorie di un passato dai caratteri incerti dove dietro ad ogni favola vi era sempre una verità ben celata. Ho deciso di raccontarvi qui qualcosa di ciò che sappiamo sulle origini del nostro percorso, traete dalla leggenda che segue il vostro insegnamento; lascio, come da Tradizione, nelle frasi e nelle immagini una lettura simbolica per chi è pronto ed attento.

Il racconto inizia dalle vite di sette Maestri di regioni tra loro molto lontane. Si dice che questi avessero grandi poteri e profonde conoscenze e che tra loro vi fossero: due guerrieri, fratelli tra loro, che, se pur giovani, erano considerati esperti nelle antiche arti marziali, un sacerdote con un perfetto controllo su emozioni e pensieri, una guaritrice e conoscitrice di svariate erbe ed unguenti, un eremita che viaggiava instancabilmente e con lo spirito tra i mondi, un mendicante capace di vivere a lungo più di ogni altro ed un anziano saggio che si diceva imbrigliasse nel proprio corpo la forza dei venti e la potenza dei mari e dei fulmini. Ognuno con le proprie esperienze e le difficoltà di una esistenza fatta di duro lavoro e di grandi prove, i sette ( come verranno dalla Tradizione chiamati ) potevano dirsi tra i detentori massimi delle tecniche legate ai propri percorsi ed erano ricercati da tutti coloro che volessero diventarne gli allievi.In un giorno di primavera i due fratelli vennero a conoscenza, da un pescatore del loro paese, di un giovane, arrivato da poche settimane nelle montagne vicine, chiamato con il nome Simurgh, che sembrava sapesse come controllare la propria mente ed il proprio cuore. I due, attratti dalla possibilità di usare la rabbia, la paura e l’amore per vincere ogni battaglia e sconfiggere ogni nemico, interno ed esterno, decisero di recarsi dal nuovo arrivato. La leggenda non descrive il ragazzo nei dettagli, ma ci racconta di come i due guerrieri, arrivati da lui, ne rimasero colpiti e ne appresero i segreti. Essi infatti seguirono i suoi insegnamenti con grande passione ed impegno e dopo qualche tempo, ad allenamenti quasi conclusi, egli sparì.

In estate al tempio dove il sacerdote pregava e meditava nelle sue giornate si presentò tra i discepoli un nuovo giovane, che pur non avendo una grande prestanza fisica era capace di sferrare colpi di enorme potenza. Il vecchio maestro, attratto dalle capacità del nuovo arrivato, lo chiamò a sè e chiese di apprenderne l’ arte. Nelle settimane successive così avvenne e poi il ragazzo partì, lasciando l’uomo prima che apprendesse totalmente i suoi segreti e le sue tecniche.

Nei mesi che seguirono lo stesso accadde con la guaritrice a cui venne insegnato a viaggiare con lo spirito tra i mondi, all’ eremita a cui venne trasmessa la capacità di guarire con la propria energia e con quella della natura, al mendicante a cui venne insegnato ad imbrigliare la potenza del suolo e del cielo e all’anziano saggio, il quale imparò a vivere più a lungo di ogni altro.Una notte il giovane ragazzo, che aveva arricchito con le sue parole e le sue capacità, la vita dei sette maestri, si racconta che apparve loro in sogno e che, durante questo, disse: ” Vengo da lontano per ricordarvi chi siete e che ogni conoscenza è in voi. Vi lascio con il desiderio di non terminare mai la ricerca e di unirvi per comprendere il Vero”. Egli chiese loro, in cambio per le lezioni impartite, di erigere accanto alle proprie case una grande struttura in pietra, ben visibile per tutti i viandanti e gli abitanti del luogo. Su ognuna i maestri avrebbero dovuto scrivere, ciascuno nella propria lingua, la stessa frase: ” Cibo me stesso con la superbia se insegno agli altri come diventare quello che sono, cibo il mio popolo con la saggezza se gli insegno a guardare sè stesso in ogni attimo “.

Secondo la leggenda, dai sette maestri, finalmente uniti, si formarono nel tempo i “torrenti” dell’ Eish Shaok, le sue basi ed il suo credo e a loro ed al maestro Simurgh sono dedicati  gli otto bracci dell’ albero, simbolo del nostro percorso. Il nome Simurgh sarebbe poi diventato nella Tradizione soprannome e appellativo onorifico degli Haidehoi ( i Maestri ) ed ancora oggi viene in questo modo utilizzato.

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