Sii calmo

Spesso, durante i corsi e i seminari di Eish Shaok, mi capita di trovare persone che chiedono quale sia il segreto per una buona sensibilità, per affrontare con saggezza la vita e per poter sconfiggere i nemici interni ed esterni. Voglio oggi, proprio in questo periodo di crisi della nostra Umanità, parlarvi della risposta a questi interrogativi: la calma.

Nei vari percorsi energetici che affollano l’Occidente, in una lotta continua per accaparrarsi più allievi, è divenuta pratica abituale quella di inneggiare, da parte degli stessi Maestri, alla potenza che le proprie tecniche sprigionano e all’ efficacia terapeutica delle proprie parole. Avviene così che chi imbocca un sentiero di carattere energetico o spirituale non lo faccia mosso da una forte passione e dal fuoco profondo di una chiamata prescelta, ma da una volontà di grandezza e di riscoperta delle proprie capacità.

Le pressioni e i falsi traguardi che, abituati da sempre ad imporci, divengono ostacoli anche in un cammino di assoluta purezza, contribuiscono ad agitare ulteriormente in noi quel mare in tempesta fatto di energie, emozioni, traumi, attaccamenti e pensieri. Da questo turbinare di eventi interiori nascono confusione ed errore e ci si ritrova a non percepire bene nemmeno sè stessi, a non sapere più quale sia il centro ed il cuore del nostro esistere. Ansie, tic nervosi, incubi ricorrenti, mutevoli stati d’animo diventano il nostro pane quotidiano tanto che, spesso e volentieri, non ci accorgiamo nemmeno della loro forte presenza. L’intera Umanità è imperversata da tutto questo, soprattutto nel nostro tempo.

Se andiamo allora alla ricerca  sincera della saggezza per dominare i demoni interiori e diventare, finalmente e davvero, grandi, posso dirvi che in ogni popolo che io conosca si va ad accostare alla persona saggia la caratteristica di calma assoluta. Non che manchi al saggio la forza per essere distruttivo o belligerante quando occorre, ma se dovessimo descriverlo, quando il mondo non gli chiede altro, lo chiameremmo calmo.

In un mare in tempesta c’è una continua tensione, in più direzioni, verso obiettivi lontani e spesso verso nessun obiettivo specifico, ma il saggio sa bene dove andare e conosce bene il  suo mondo. Nel nostro tempo, di saggi ne abbiamo un grande bisogno, in un momento come questo infatti le persone sono costrette a guardarsi all’interno, ognuno secondo le proprie capacità e predisposizioni. Noi tutti stiamo vivendo una situazione di emergenza che ci obbliga a riflettere di più, indipendentemente dal fatto che tu abbia compiuto un determinato percorso spirituale. Il sistema mondiale sta crollando e milioni di persone si trovano richiuse nei confini del loro mondo, e non possono contare su altri se non loro stessi, sono quindi costrette ad entrare all’interno, almeno più del solito. Per molti di loro sarà la prima volta in tutte le loro incarnazioni che non si occupano solo delle stupidaggini della quotidianità, ma iniziano a interrogarsi sul senso della vita, sulle reali priorità, sulle proprie forze. Tutto questo grazie a tutte le emergenze con cui abbiamo a che fare sul pianeta, dove il termine emergenza è risaputo non indicare affato qualcosa di negativo, bensì l’emergere improvviso in superficie di ciò che era sommerso, di qualunque cosa si tratti.

Le emergenze d’altronde ti rendono sempre consapevole della realtà così com’è, di quanto la nostra stessa permanenza sulla Terra sia breve. Solo che normalmente sei così assuefatto alle abitudini che non te ne accorgi: continui a sognare, immaginando le meraviglie che accadranno nel futuro. Ma nei momenti in cui un qualche pericolo sembra imminente improvvisamente diventa chiaro che i sogni potrebbero non avverarsi mai, e che il presente l’unico momento che ti è concesso. Quindi tutte le catastrofi sono molto rivelatrici, non ci sono più scuse per non guardare. Loro non portano mai nulla di nuovo nel mondo, ma semplicemente ti rendono consapevole del mondo così com’è, ti svegliano.

Detto questo, per la maggior parte delle persone il venire costrette in questo tempo a far emergere tutto ciò che è nascosto significherà certamente scivolare nella follia, ma d’altronde questo è esattamente ciò che è previsto e che sta già accadendo: un percorso di cambiamento dedicato ad una sola parte del popolo umano. Qualcuno entrerà sempre più all’interno di sé mentre qualcun altro non reggerà alle continue crisi ed emergenze dei prossimi anni e impazzirà o, ancora peggio, cadrà in un coma profondo. Tu in quale parte ti trovi?

Se resisti a tutto questo, puoi anche impazzire; se lo comprendi, puoi trasformarti velocemente.

Dipende da come vivi questo importante momento dentro: puoi cercare di fare finta di niente, puoi farti prendere dal panico, puoi esplodere di rabbia, puoi cedere alla frustrazione, oppure puoi lasciare che tutto quello che hai dentro emerga e che cadano i muri, che si riveli il tuo mondo invisibile nella sua totalità, che si manifesti chi sei veramente. Questo momento eccezionale del nostro popolo ha semplicemente creato una situazione in cui chi ha un po’ di sensibilità può iniziare a dedicare sempre più tempo a sè stesso. Utilizza allora questo nostro tempo come una grande opportunità.

Il saggio è l’uomo che non combatte dentro sè stesso con le varie correnti, ma è capace di unirle in un unico impeto sereno e profondo. L’esperienza è la colonna portante della sua serenità; egli ha compreso, negli anni, che ciò che dentro di sè lo portava alla guerra con l’ universo non era la troppa energia, ma la debolezza del proprio cuore nei confronti del giudice supremo, la mente. Non prendendo più sulle sue spalle la responsabilità degli eventi, non accettando più il vento dei pensieri che ne smuoveva le acque, il saggio ha saputo riconoscere in sè lo specchio del mondo.

La calma nella tempesta è il segreto di un vero praticante e di un saggio Haidehoi. Ti chiedo quindi di fermarti  dal tuo correre e di prenderti del tempo per respirare ed osservare ciò che hai dentro. Mangia più lentamente, parla senza correre subito al punto, calma il mare e ghiaccialo così da far muovere tutto in un unica direzione, senza cercare le esplosioni e le urla liberatorie. Se riuscirai a mettere un pò di questi consigli nei tuoi momenti quotidiani, riscoprirai una fiducia ed una capacità di comprensione prima impensabili.

Ricorda che le onde di un mare mosso non riflettono mai bene il cielo e non hanno chiara la propria meta, interessa loro solo liberarsi dalla sofferenza di un mondo troppo freddo e caotico. Se desideri sapere chi sei e affrontare consapevolmente questo momento sulla Terra è solo attraverso la limpidezza dell’acqua che riuscirai a vedere il fondale e a trovarne gli immensi tesori.

Ti prometto che tutto questo ti sarà e ci sarà utile.

Un  grande abbraccio

Incontrare l’amore a Cuore aperto

E’ triste che si debba parlare dell’amore. In una esistenza figlia del suo calore tutti dovrebbero conoscerlo, sentirlo, toccarlo, respirare con lui. Eppure nel mondo interiore della maggioranza degli uomini che cosa sia l’amore rimane ancora un mistero celato dalle nebbie e dalle ombre. Un fenomeno sconosciuto che possiede però una forza di gravità potente e da cui siamo sempre più richiamati. D’altronde anche questo nostro periodo storico è composto di occasioni di trasformazione e di rottura delle distanze, e amare significa proprio rompere le distanze. Sfortunatamente allora abbiamo ancora bisogno di parlarne tanto e il mio lavoro stesso necessita di mantenere questa vibrazione di fondo legata all’apertura del Cuore, alla visione della Bellezza, alla riscoperta dell’amore.

Cos’è l’apertura di Cuore? L’apertura di Cuore indica un passo importante del lavoro interiore nel quale l’osservazione distaccata di mente, cuore e corpo è così stabile e sincera da potersi rilassare. All’inizio del lavoro di riscoperta dello Spirito si prende infatti distanza dalla personalità e si inizia ad osservarne i meccanismi (pensieri, emozioni, reazioni..); questo distacco è utile a recuperare coscienza di sè e la giusta prospettiva. Come in tutti i primi momenti in cui si chiede più spazio questa osservazione ha bisogno di essere fredda, dura e decisa. In seguito invece inizia lentamente a distendersi e impara come aleggiare dolcemente sopra le acque della personalità. E’ proprio qui che il cuore diviene protagonista, infatti il suo corrispettivo sottile, il quarto chakra, aumenta la sua vibrazione e avviene come un improvviso colpo di tuono che apre ad una partecipazione più ampia con il mondo.

In questo passo si impara un antico principio utile a sostenere l’apertura: più Bellezza sei in grado di vedere nel mondo più il tuo Cuore si apre, e più questo si apre maggiore è la Bellezza che puoi vedere nel mondo. Un principio che noi abbiamo conosciuto soprattutto al contrario e per cui ricevendo uno schiaffo dalla Vita ci siamo chiusi e abbiamo dimenticato sempre meglio a vedere la Bellezza.

Cosa si intende per visione della Bellezza? Noi non conosciamo la Bellezza, almeno non quella con la b maiuscola. Per noi il bello è l’opposto del brutto, qualcosa di mentalmente giustificato, che incontra i nostri gusti del periodo e ci dona temporaneo piacere. La Bellezza che si scorge col Cuore aperto è invece la vibrazione stessa della Realtà che abbraccia, circonda e impregna tutte le cose. Una luce che contempla il dolore, lo include, lo comprende, e trasforma l’oscurità della sofferenza.

Se quindi in questo momento vivi in un mondo brutto è solo perché sei cieco, non perché il mondo sia davvero brutto. Se sei triste o in difficoltà il mondo non ha colpa. Gli occhi del Cuore, quando questo è aperto, non sono gli stessi occhi della mente e non vedono nulla di male, colgono solo Bellezza. Quando vedi solo Bellezza sei a contatto con l’Esistenza, se invece vedi altro da lei vuol dire che sei nel circolo vizioso della personalità. Allora cerchi di scappare e, a volte, chiami questa fuga patologica “spiritualità”.

La voce del cuore è molto silenziosa e molto sottile. La voce della sofferenza è molto rumorosa: continua a gridare cose. Il cuore sussurra e non sei in grado di ascoltarlo. La sofferenza urla e la senti molto bene. Questo perché il tuo stato è ancora legato al passato e a quello che hai imparato nelle tue vite. I tuoi padri con te gridavano. Le tue madri con te gridavano. Gli insegnanti a scuola gridavano. La mente e le ombre urlano. Il divino parla sottovoce. Al più presto, quando il tuo spirito osservatore si sarà rilassato e il distacco dal passato sarà avvenuto tutto questo urlare dovrà finire.

In compagnia del Cuore e della Bellezza una cosa ti sarà allora sempre più chiara: tu non puoi diventare nient’altro se non te stesso e finché non diventi te stesso non puoi essere rigoglioso e felice. La felicità d’altronde accade solo quando un albero di mele produce mele, quando fiorisce, quando ha la sua individualità, la sua forma, il suo profumo. Se sei un albero di mele e cerchi di fiorire come un salice questo ti recherà sofferenza.

Abbraccerai così la tua origine e nel momento in cui l’avrai trovata sentirai un alleggerimento. È un lavoro lento, ma è l’unica via e se la accogli ti sentirai così pulito. Solo allora sarai in grado di ri-trovare l’amore. E una volta che lo riconoscerai, il solo ritrovarlo ti renderà un tutt’uno, improvvisamente avrai una direzione. E allora non vedrai ostacoli: andrai dritto come una freccia verso il tuo destino.

Muoversi in ufficio, sull’autobus, al supermercato, in tangenziale… con il Cuore aperto, la Bellezza e in Amore significherà essere continuamente travolto dalla meravigliosa diversità delle persone e delle situazioni. Ti sentirai protetto, al caldo, fra le braccia dell’esistenza… a casa. Quale magnifica sensazione camminare per strada sentendosi sempre a casa propria. Sentirai una grande serenità, una gioia sconosciuta, una capacità di osservazione che diventerà regina della tua dimora, e sarà così sempre, per ventiquattr’ore al giorno. Tutto ciò che farai, a partire da questa consapevolezza, avrà in sé saggezza, chiarezza, purezza, spontaneità e grazia.

Allora ti auguro che questo passo non sia lontano, nulla lo è mai a ben vedere. E se per te e per il tuo mondo è il momento di iniziare a compierlo, una volta rilassata la tua osservazione, ricorda e prova a verificare: più Bellezza sei in grado di vedere nel mondo più il tuo Cuore si apre, e più questo si apre maggiore è la Bellezza che puoi vedere nel mondo.

Un caldo abbraccio

Ps. Se vuoi vivere con me quest’argomento in un seminario di due giornate interamente dedicatogli, trovi qui maggiori informazioni: https://www.facebook.com/events/

Perché ci troviamo sulla Terra?

Se questa domanda la poni ad uno scienziato ti lascerà a bocca asciutta dicendoti che molto probabilmente non c’è alcun motivo per il quale siamo sulla Terra, un sacerdote cattolico, ebreo o musulmano ti dirà che è il volere divino e che alla fine dei tempi i giusti ritorneranno a popolare il pianeta, una tradizione spirituale d’oriente ti direbbe invece che è per evolvere ed uscire dalla sofferenza. Eppure la Vita è molto più semplice e straordinaria dell’idea che ci siamo fatti di lei, in questo breve articolo sveliamo il perché.

Incominciamo col dire che tutte le teorie sul senso della Vita che prevedono la figura di Dio lasciano molti punti in sospeso. Per esempio non è chiaro cosa si faccia in Paradiso mentre si aspetta che arrivino i cari ( in compenso dell’Inferno sappiamo tutto), oppure che senso abbia creare una Umanità imperfetta per poi salvarne una parte e lasciare dissolvere l’altra, e poi rimane oscura la tesi ‘evoluzionistica’ del raggiungimento di un’illuminazione-ricongiungimento con Dio: noi deriviamo da Lui, siamo in Lui, dove dobbiamo andare? Qualche ‘esperto’ esoturista risponderebbe ‘lo scopo è rendersi conto del Sè’; quindi la Vita vive per rendersi conto di se stessa? Prendiamo un bel respiro e andiamo oltre.

Perché una molecola si moltiplica, l’Universo si espande, un fiume scorre a valle, un uccello canta ogni mattina, un artista dipinge la sua tela? Prova a sentirlo in te, è più semplice di quanto pensi: per il piacere di esprimere la propria natura.

Immagino ti risulti difficile da accettare che il motore della vita è il piacere, quante volte ti hanno detto: “prima il dovere e poi il piacere”, così tante che ti sembra ormai evidente che questo sia un principio prezioso per vivere su questo pianeta. Eppure nessuno ti ha mai parlato di come stiano le cose al di là dell’ordine che abbiamo creato dentro di noi, con tutte le nostre regole, e intorno a noi, con la morale sociale del giusto e dello sbagliato. Nessuno ti ha mai raccontato della bellezza del dovere, del piacere stesso che dentro di lui si cela, e dell’importanza del Piacere, quello con la p maiuscola e per cui si muove ogni cosa.

Nella mitologia egizia c’è un racconto che narra di due focosi amanti: Geb, la terra, e Nut, il cielo. Essi erano in origine uniti in un immenso vortice di piacere, fino a quando il dio Ra, contrariato per questa unione, ordinò a Shu di dividerli, creando così lo spazio tra cielo e terra: il mondo in cui noi viviamo. Nut formò così la volta celeste, sostenuta da Shu, e Geb venne schiacciato a terra e lì rimase. Questo mito è il simbolo della nostra posizione in uno spazio mediano, tra poli opposti che si attraggono senza poter stare insieme, due opposti che vorrebbero concedersi l’uno all’altro e che, allo stesso tempo, si respingono: Spirito e Materia. Da qui sorgono i nostri problemi con il piacere: troppo divino per essere umani, troppo umano per essere divini. Le religioni e le società sono arrivate presto così a condannarlo o poco considerarlo, a dire: ‘ Prima il dovere, poi se avanza tempo..’.

Eppure il Piacere rimane la calamita che attrae i nostri poli, possiamo reprimerlo, ma continueremo a desiderarlo, tutto ci parla di lui.

Sovente le persone cercano il piacere come se fosse una condizione che si trova “da qualche altra parte”, ossia qualcosa che non è presente adesso. In un primo stadio di coscienza lo cercano attraverso il cambiamento delle condizioni esteriori (un diverso lavoro, una diversa città, un diverso partner, ecc.), mentre in un secondo stadio lo cercano attraverso il cambiamento delle condizioni interiori: “Non posso andare avanti così. Devo fare qualcosa per provare piacere nel mio stare al mondo”. Ma in entrambi i casi è presente l’idea che il piacere sia un oggetto da possedere, un obiettivo da perseguire con le mie azioni. Riflettendo invece sull’essenza del piacere ci si accorge del carattere assoluto della sua presenza. Ogni volta che gli si lasciamo le porte aperte inonda tutto il nostro Essere e cancella ogni residuo di maschera e di ordine. Quando ci sei tu non c’è lui e quando c’è lui non ci sei tu, ti prego di verificarlo. L’azione che compiamo posseduti dal piacere avviene spontaneamente e il pensiero ‘Io provo piacere’ la segue soltanto. Questo è il motivo per cui può diventare la porta d’accesso al cuore della Vita, occorre solo imparare ad intendere le esperienze che noi facciamo come esperienze che l’Esistenza stessa fa attraverso di noi.

E allora più dentro di te gli lasci spazio più velocemente scopri che il Piacere ha un potere sublime: farti dimenticare di te per radicarti in un Te immenso, nel cuore dell’Esistenza, come nient’altro sa fare.  Il corpo, la mente, il cuore e lo Spirito lo percepiscono in modi diversi, gli danno un significato differente, eppure il suo senso rimane sempre lo stesso: riallinearti all’espressione della tua natura, sciogliere i confini che dividono la tua personalità dall’immensità dell’Esistenza. Per questo e per nient’altro ti trovi qui: dare un corpo, una mente, un cuore e uno Spirito al Piacere.

Un grande Maestro diceva:” Ogni cosa intelligente la Vita non ce l’ha data da scegliere: se potessi decidere tu quando respirare moriresti nel sonno”. E così anche per il Piacere esistono vie indipendenti dalla nostra ‘ratio’ che lo alimentano e fanno scorrere, forze primordiali che risiedono in noi e ci chiamano all’espressione: Potenza, Desiderio e Libertà. La prima è una forza votata al piacere di creare nuove forme e di distruggere i pesi del passato, la ritrovi per esempio nell’esplosione di una stella o nella tenacia per la creazione di un progetto. La seconda rappresenta invece il piacere di percepire il nostro ‘Grande Disegno’ nelle forme che ci attendono nel futuro, la ritrovi nella spinta di una molecola a riprodursi per creare un corpo o nei sogni in cui credi. La terza è invece la forza che trasporta il piacere di evadere da ogni prigione, di non accontentarci dei limiti del mondo conosciuto, la ritrovi negli occhi di un bambino che osserva un fantastico panorama.

Un antico adagio recita:

“Colui che possiede braccia da Guerriero, cuore da Sacerdote e piedi di Danzatore: Egli è un essere totale.”

Se tutto viene mosso dal piacere, vale anche per la sofferenza, i doveri e i bisogni? Le cose per loro non sono affatto diverse, e lo puoi scoprire tu stesso guardando all’affetto che l’Umanità prova per la sofferenza. Lei ti chiude, ti costringe a guardarti dentro, ti isola in compagnia di te stesso..e questo, se sei pronto ad ammetterlo, regala un certo grado di piacere. Per approfondire questo punto ti consiglio di dare una letta accurata al libro ‘Al di là di stesso‘.

A tutti noi viene insegnato ad essere colti, non ad essere spontanei o a percepire la meraviglia dell’esistenza; ci vengono insegnati i nomi delle cose, dei fiori, degli alberi e non come entrare in comunicazione con loro, in sintonia con l’Esistenza. L’Esistenza è un profondo mistero non è accessibile a coloro che vogliono sempre credere, analizzare, selezionare, ma solo a coloro che sono disposti a combattere, desiderare, danzare con lei, in definitiva ad innamorarsene.

Un abbraccio potente, desideroso e libero

Incontrare l’amore in un rapporto di coppia

Parlare di Amore in un rapporto di coppia è un po’ come parlare di Dio nella nostra vita: tutti intuiscono di cosa si tratta, nessuno l’ha mai visto davvero. L’articolo che segue riassume le domande e le risposte più importanti e frequenti che mi è capitato di ascoltare e condividere su questo incantevole e importantissimo tema.

Perché tutti ricerchiamo così tanto l’Amore?

La risposta a questa domanda è molto semplice: perché vediamo nell’Amore una straordinaria occasione per uscire fuori dalla sofferenza. Amore e Illuminazione sono, in questo senso, sinonimi, entrambi ossessivamente desiderati per fuggire dal dolore. La cosa più interessante da osservare, però, non è tanto il perché di questo comune desiderio, ma il motivo per cui non si è ancora avverato, per cui tante persone non hanno ancora trovato l’Amore. Per comprenderlo è necessario intendere l’Amore come un’onda che nasce spontanea da uno ‘stato di piena realizzazione interiore‘. Un livello di coscienza purificato da ogni forma di incomprensione, di paura, di dolore e, più in generale, di sofferenza. Più sei capace insomma di respirare in armonia con l’Universo che vive dentro di te e con te stesso, più senti avvicinarsi quel magico calore nel petto, ma per arrivare qui devi attraversare prima il tuo Inferno e uscirne realizzato.

Una bellissima frase Eish Shaok recita:

“Soffriamo in molti modi diversi per imparare ad amare in uno soltanto”.

Questo è il motivo per cui fatichiamo così tanto a trovare l’Amore: perché non accettiamo di dover attraversare le fiamme del nostro Inferno per raggiungerlo, non ammettiamo di avere timore di ciò che comporta la sua sincera ricerca. E così continuiamo a guardare all’esterno, aspettando che giunga il momento propizio per incontrare l’Amore, magari trasportato dalle braccia di qualcun altro e regalatoci senza sforzo.

L’Amore può essere trovato in una relazione di coppia?

 L’Amore può essere trovato solo dentro di sé, ma la funzione del mondo esterno è proprio quella di aiutarci a vedere meglio cosa abbiamo al nostro interno. Quindi anche grazie a una relazione possiamo trovare la strada. Ogni partner ha infatti la capacità di far emergere con la sua personalità, il suo comportamento, le sue parole, la sua vicinanza o lontananza, il nostro punto debole, con tutto il suo carico di dolore. Per questo avere relazioni è importante e finché ogni nostra ferita non sarà guarita e trasformata tutti i tipi di relazioni (di amicizia, di coppia, di parentela, di solo sesso) dovranno colpire proprio dove fa più male. Ogni partner apparirà così sempre imperfetto, incompleto e inadatto e lo troveremo più sbagliato proprio in quella parte che riguarda più da vicino le nostre mancanze. Passeremo così da un dramma emotivo a quello successivo fino a raggiungere il coraggio necessario per guardare in solitudine alle nostre ‘ombre’.

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Quando inizi a lavorare sulla tua sofferenza ti accorgi che tutti gli amanti, anche conviventi sotto lo stesso tetto, sono in realtà soli, e un amante autentico non ti priverà mai della tua solitudine; avrà sempre un profondo rispetto per lei e per la tua individualità. Non cercherà di interferire, non invaderà mai quello spazio. Sa che è proprio in quel rapporto con te stesso che stai giocando la tua partita più importante. Purtroppo, invece, il partner comune teme moltissimo la solitudine e l’indipendenza dell’altro. Ne ha una grande paura, perché crede che se l’altro divenisse indipendente, la sua presenza non sarebbe più necessaria e verrebbe abbandonato. Le persone danno energia alla loro sofferenza piuttosto che al coraggio per valicarla. Pertanto la donna cerca in ogni modo di far si che il compagno la ritenga sempre preziosa, deve aver sempre bisogno di lei. E l’uomo cerca di fare la stessa cosa: fa di tutto per riuscire a sottolineare la propria importanza. Il risultato è uno scambio di attenzioni, non l’amore, e da qui nascono conflitti e litigi costanti che si basano sul fatto che ogni individuo ha bisogno di libertà per scendere dentro di sè. Nel momento in cui quindi è la sofferenza a vincere il rapporto si deteriora e si avvelena giorno per giorno. Ne consegue il desiderio di scappare, di rompere la relazione o di non farla mai decollare davvero: “Tesoro, non bruciamo le tappe. In fondo stiamo insieme solo da 24 anni, la convivenza mi pare un passo un tantino azzardato”. Ma sbarazzarsi del problema esterno non porta da nessuna parte.

La ricerca dell’amore, anche in coppia, deve nascere dalla solitudine e dalla libertà di entrarci serenamente dentro. Di conseguenza, qualunque cosa ti distragga da questa tua libertà non ti porterà mai ad amare. Amore e libertà sono inseparabili, per cui ogni qualvolta che ti accorgi che un rapporto va contro la tua libertà sappi che nel nome dell’Amore hai costruito tutt’altro.

Se ami una persona non la fai mai sentire isolata ma la aiuti a essere sola; non cercherai di riempirla, di completarla in qualche modo con la tua presenza. Aiuti l’altro a essere solo e lo sostieni mentre incontra il suo dolore. Se ami davvero il tuo stesso cuore aiuterà l’altro a diventare integro. La tua presenza diventerà come una forza unificante e terapeutica. Nel tuo amore l’altro diventerà un essere unico e completo: osservando il tuo esempio inizierà a crescere. Il tuo sentimento dovrà essere però puro, privo di sofferenza, incondizionato, poiché se l’amore pone condizioni la crescita non potrà essere totale e quelle condizioni la limiteranno, si metteranno in mezzo.

Se tutto questo sarà rispettato allora sorgerà nella coppia una profonda gratitudine: nell’altra persona entrambi avvertiranno un miracolo della Vita. L’Amore inizierà a fluire e non chiederà nulla in cambio. Lo donerai spontaneamente, e osserverai che ti ritornerà moltiplicato mille volte. Se, al contrario, la coppia si chiuderà nella sua sofferenza allora resterà avara per sempre, donando il minimo e rimanendo in attesa di un ritorno: tutta la sua bellezza scomparirà a poco a poco.

Cosa pensi del matrimonio?

Il matrimonio è un contratto da cui due contraenti tentano di ottenere il massimo guadagno. E certamente l’uomo ha il suo modo di fare, la sua strategia, e la donna ha la sua maniera, ma la situazione è la stessa. Gli psicologi parlano ora del matrimonio come di un’inimicizia intima e, in molti casi, è questo che ha mostrato di essere. Due nemici che vivono insieme fingendo di sostenersi a vicenda, aspettando che sia l’altro a dare amore, ma l’altro è lì che pretende la stessa cosa. Nessuno desidera donare e nessuno ha, sono due mendicanti. Come puoi dare qualcosa che non possiedi?

Nella villa suona il telefono. Va a rispondere il maggiordomo:
– “Buongiorno.”
– “Sono l’avvocato, fammi parlare con mia moglie, ho fretta.”
– “In questo momento non è possibile, signore.”
– “Come, non è possibile? Non è in casa?”
– “Si, è in casa, però è con l’ingegnere. È arrivato questa mattina appena lei è andato via, la signora l’ha fatto entrare e l’ha portato in camera sua. Non sono più usciti.”
– “Mia moglie con l’ingegnere..Ah, ma non la passeranno liscia. Senti, tu sai quanto io sia ricco e potente, sai quanto sia generoso con chi mi aiuta e quanto sia spietato con chi mi contrasta. Adesso vai a prendere la mia pistola e vai a sparare a quei due traditori, poi nascondi la pistola in un posto sicuro e torna qui, io aspetto.”
– “Sì, signore, immediatamente signore.”
L’avvocato aspetta al telefono, passa qualche minuto, sente due spari, ancora qualche minuto e il maggiordomo ritorna:
– “Tutto fatto, signore, quei due non la tradiranno più.”
– “Bene, la pistola dove l’hai messa?”
– “L’ho gettata nella piscina, signore.”
– “Nella piscina? Quale piscina? Scusi, ma che numero ho fatto?”

La gente cerca di amare e il suo è un desiderio sincero, ma poi i loro rapporti sono pieni di gelosia, di rabbia, di rimorsi e di accuse.Incontrare l'amore in un rapporto di coppia Si danno la colpa a vicenda di ricordare all’altro le sue mancanze, invece che aiutarsi a riempirle. Molto presto la purezza iniziale viene distrutta. La relazione fallisce perché si riempie di un dolore insormontabile e insopportabile. Per questo le persone per secoli hanno creduto nel matrimonio, in modo che la paura di infrangere la legge impedisse loro di vedersi fallire. La famiglia, lo stato, il tribunale, la religione, tutti ti costringeranno a vivere all’interno dell’istituzione del matrimonio, e tu che pensavi di sentirti più sicuro al suo interno ti sentirai presto solo un prigioniero. Il matrimonio potrebbe essere un fenomeno completamente diverso: la cerimonia dell’Amore. Io non sono contrario al matrimonio, sono contro l’ipocrisia e per un matrimonio sincero, allargato a ben più di due persone, a chiunque sia disposto a ricercare l’amore e darsi coraggio. Il terribile matrimonio che abbiamo adesso è un contratto di aspettative reciproche, una menzogna ben vestita. Ti dona un ruolo sociale, ma non ti arricchisce, non ti eleva, ti imprigiona. Impara ad amare, concentrati su questo; è un compito arduo, una discesa nelle tue profondità.

Essere capaci di amare è l’arte più raffinata dell’Esistenza.

Qual è il rapporto tra Amore e passione?

La passione è una porta d’ingresso, ma da sola non può sostenere l’Amore, ci vuole anche la compassione. Se sei capace di provare compassione per l’altro, di accompagnarlo a superare i suoi limiti, a perdonare le sue mancanze, se sei pronto a sostenerlo nella sua discesa allora potrà fiorire in voi l’Amore. Ci possono volere degli anni, o persino una vita intera, ma, come recita un’antica storiella orientale, io ti dico oggi che il tuo modo di vivere è simile a quello di qualcuno cui hanno regalato un palazzo, ma che continua a vivere sotto il portico, senza mai entrare nel palazzo, pensando che il portico sia tutto ciò che esiste. Eppure il portico è solo l’ingresso. Più andrai in profondità, più entrerai nella tua interiorità e più si riveleranno a te sorprese meravigliose. I desideri sessuali rappresentano solo il portico dell’Amore: puoi andare oltre, non sei obbligato a vivere lì. L’attrazione di due corpi è fisiologica, dovuta alla volontà della Vita di riprodurre se stessa e la sua bellezza, non c’è niente di male, come non c’è niente di male nel passare dall’atrio. Sarebbe stupido condannarlo. Devi attraversare questo punto, se vuoi entrare nella tua Dimora; non fermarti, non costruire lì la tua casa, non pensare che sia tutto finito. Certo passa attraverso la passione, devi farlo, è una parte inevitabile del cammino, ma attraversala per andare oltre, così come usi le scale o un’ascensore per salire più in alto.

Da dove posso iniziare per incontrare l’Amore?

Devi iniziare da questo istante e devi iniziare da te. L’amore può nascere solo dall’interno, non mi stancherò mai di dirlo. Oggi la società condanna l’amore di sé più di qualsiasi altra cosa e le persone si preoccupano di diventare egoiste. Ma un uomo che si ama, scopre con grande sorpresa che il suo ego non è mai stato reale. Al contrario, è nel tentativo di amare gli altri senza amare se stessi che l’ego appare con grande forza. Chi ama sente sempre di essere al servizio di uno scopo più alto. Egli non pensa: ‘L’altro ora mi deve ringraziare e ricompensare’. Al contrario, pensa: ‘Il mio amore è stato accettato, e ora sono in debito. Ho un debito con questa persona perché si è aperta al mio dono, invece di gettarlo via’. L’uomo alla ricerca disperata di amore dall’esterno pensa invece: ‘Sono straordinario, di cuore, il più umile. Guarda come sono utile agli altri, come mi desiderano!’.

Quindi per incontrare l’Amore devi scendere subito, e per prima cosa, dentro di te, dedicarti più tempo che puoi, e oltrepassare il fuoco del tuo dolore, reintegrare la sofferenza, trasformare il dolore in gioia. Se riuscirai in questo, allora, e da quel momento, sarai invaso dall’Amore e dalla sua presenza.

Un abbraccio

Ps. Ho approfondito alcuni di questi temi negli articoli: “La sequenza del respiro” e “Una vita passata ad amare“, ma soprattutto nel libro: “Al di là di te stesso-La formidabile storia di un divino ballo in maschera”.

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Ridi..ridi di tutto, ridi più che puoi!

Un piccolo avvertimento per i lettori capitati qui solo per curiosare: tutto quello che state per leggere inizia da questo meraviglioso detto Eish Shaok:
“Se non sai su cosa lavorare inizia da quelle cose su cui non sai ridere e scherzare!”.
Se dentro di voi ci sono insomma degli argomenti tabù che non siete in grado di sfiorare con l’ironia o di alleggerire con il sarcasmo è proprio in loro che si nascondono le vostre grandi paure ed è proprio su di loro che è importante imparare a ridere.

Bene, ora che siamo rimasti in pochi possiamo ammettere che la serietà è una malattia, imperversante soprattutto nel nostro tempo. Siamo talmente seri sull’importanza delle cose che facciamo, delle persone che ‘amiamo’ e dei ruoli che vestiamo che finiamo per credere veramente alla massima: serietà= dare importanza. E così scendiamo nei nostri piccoli bunker interiori a difenderci dal mondo esterno e dalle sue sorprese poco gradite, dalla sua passione per il cambiamento, dal suo scarso rispetto per la stabilità. Ridere di tutto diventa difficile, ridere di se stessi il più delle volte impossibile.

Ma perchè ridere è così importante?

Perchè la risata è un portale verso l’apertura alla Vita, un antidoto alla sofferenza o, per meglio dire, una forma di guarigione dalla sofferenza stessa. Ogni volta che al posto del giudizio, della rabbia, della preoccupazione…date spazio alla risata allora fate un salto verso un altro modo di stare nel mondo, e il Cuore si apre tramite questo portale, mentre qualcos’altro contemporaneamente comincia a sciogliersi: un peso che vive nelle profondità della pancia. Un fastidioso fardello nato dalle repressioni, dalle occasioni in cui vi siete sentiti feriti, aggrediti, in cui avete conservato la paura di qualcosa. Nell’Eish Shaok la chiamiamo ‘la prigione delle ombre’, ma anche il più famoso ‘corpo di dolore’ rende l’idea. Questo ‘campo di forza’ è fatto di sofferenza e si ciba di sofferenza, non perde occasione per sostenere un pensiero giudicante, un timore incontrollala rispostabile, il bisogno di sentirsi protetti o di reagire con rabbia. E’ indipendente dalla vostra mente, lavora ormai da solo, e si fa sentire, soprattutto con quel piccolo fastidio che scatta nella pancia quando c’è un problema. La risata però ha il potere di scioglierlo perchè spinge la coscienza a non avere paura, a non trattenere ciò che può essere lasciato andare, a non resistere al cambiamento. Il corpo di dolore inizia allora a fluire via, a disperdersi pian piano.

Se non fate questo da soli però ci penserà l’Esistenza a spingervi a farlo. Le cose funzionano così: le liti, le disavventure, le malattie, i dolori di ogni giorno… sono le conseguenze della sofferenza che avete trattenuto in voi o gettato nel mondo. Perché ogni volta che vi chiudete la Vita deve faticare di più per aiutarvi a cambiare direzione e occorrono quindi segnali più evidenti, lezioni più severe. La gettonatissima massima è: ‘Meno Bellezza siete in grado di vedere nel mondo più il vostro Cuore si chiude, e più questo si chiude meno Bellezza potete vedere nel mondo’. È un circolo vizioso che vi conduce a diventare sempre più seri, tristi e sofferenti; a sprofondare fino a decidere che desiderate un cambiamento.

La risata è allora un salto verso un’altra prospettiva, il balsamo per ogni ferita..però è importante imparare a ridere in modo totale.
Esistono infatti due modi completamente diversi per ridere, uno di testa e l’altro di pancia, e due tipi di ironia conseguenti: uno superficiale e uno profondo. L’ironia di tipo superficiale si genera per buttare fuori la tensione che non si riesce a trattenere dentro. E’ quella di chi, sotto pressione, inizia a scherzare e ridere in modo incontrollato, preda del suo bisogno di smaltire tutta quella energia che lo sta riempiendo e dominando. Equivale a un anestetico, al fumo di una sigaretta, a sfregare convulsamente le zone erogene fino all’orgasmo. In questo caso la risata è di testa, cioè qualcosa di mentale e di meccanico, come il pensiero. Potete anche ridere di testa, ma la risata non raggiungerà una reale profondità, non arriverà a espandere e lasciare fluire via il campo di forza nella pancia.
L’ironia di tipo profondo nasce invece spontanea in chi è diventato altro dalla sofferenza che gli dimora dentro. Una persona che ha coltivato una grande serenità al suo interno e che con la sua risata invia un messaggio a se stessa e agli altri: “la vita è un imprevedibile, geniale, contradditorio e meraviglioso gioco, goditela!”. Qui la risata diviene totale, come quella del bambino, con la pancia che si scuote, il corpo che rotola sul pavimento. È una questione di totalità e si espande ovunque. Il bambino ride talmente tanto che comincia a piangere, in modo così totale che la risata si trasforma in lacrime di gioia. Una risata dovrebbe essere proprio così: profonda e totale, ma allo stesso tempo anche silenziosa, uno splendido modo di essere.
 Non cercate motivi per cui essere seri, cercate motivi per non esserlo!
Indipendentemente dalla gravità con cui sembra palesarsi un evento, dgesùate a voi stessi modo di scegliere cosa fare lì dentro. D’altronde la gravità, quale che sia, non penetra in noi mentre la osserviamo, a meno che non gli apriamo gentilmente la porta. Come mi disse uno dei miei Maestri, gli Haidehoi, durante il mio apprendistato:” Quando la mente prenderà le redini apri braccia e gambe e sorridi. Si spalancherà allora davanti a te l’unica grande verità: niente accade se non siamo noi a permetterlo!“. Quindi basterebbe poco per riderci sù e per ridere sempre. E se pensate che questo non rispetti il dolore, la situazione, gli altri cercate di capire che il rispetto ha molte forme per essere espresso e di certo il fatto che riusciate a fare di una difficoltà uno stimolo alla felicità non può danneggiare altro se non il vostro corpo di dolore e quello degli altri.
Ridete poi soprattutto di voi stessi. Ridere di se stessi disidentifica dai ruoli, rende più sereni, più leggeri. E, se hai riso di te stesso, anche se gli altri cominciassero a ridere di te non ti darebbe in alcun modo fastidio. Anzi, ti sembrerà che tutti stiano semplicemente lavorando per il medesimo proposito, stanno facendo la stessa cosa che hai fatto tu e non potrai che condividerne l’ironia.
Imparate a ridere di voi e del mondo, perchè non c’è situazione peggiore di quella di un essere umano che conosce solo la serietà, di un uomo che non sa ridere della vita.

Ricordo che una volta, in conclusione a un funerale di un parente, mi si avvicinò una donna e mi disse: “Ma a te non te ne frega mai niente di niente? Tutti i funerali in cui ti ho visto hai sempre avuto quell’espressione rilassata..mi pareva andassi a un battesimo invece che a un funerale!”. Era in effetti il terzo di un familiare a cui avevo assistito a breve distanza, una strage in poche parole, e la mia espressione era esattamente quella. Le risposi:”E’ proprio quella la mia espressione, ma il motivo è opposto: io li ho amati così tanto che liosho lascio andare. E’ una bella giornata oggi, non essere triste.” Non ricevetti risposta e quella persona non l’ho più vista, attendo il prossimo lieto evento..ma non importa. Quando sviluppate l’ironia profonda, quando quel senso di serenità matura in voi allora con la vostra presenza, anche in silenzio, siete un esempio per gli altri, che se ne accorgano oppure no. State dicendo loro:”Dentro di voi potete imparare a non preoccuparvi mai davvero, a coltivare una pace inattaccabile, uno stato inamovibile, a godervi questo viaggio.”

Per cui cominciate il vostro giorno ridendo. Non appena aprite gli occhi guardatevi intorno e cominciate a ridere. E poi ogni volta che trovate un momento libero, quando siete liberi da distrazioni, concedetevi di entrate in quello stato di Gioia. Senza motivo, solo perché il mondo intero è così meravigliosamente misterioso, solo perché è così straordinaria la natura che dimora in voi.
Questa è la medicina che la spiritualità prescrive contro la serietà..oltre la sofferenza.

Ridete di voi, ridete per voi.. e se lo saprete fare davvero allora la vostra risata si espanderà a tutti coloro che ne hanno bisogno.

Saperlo fare è importante, tanto importante da spingermi a modificare il mio usuale saluto in quello che segue.

Una risata totale e un caldo abbraccio

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Una vita passata ad amare

L’articolo che state per leggere è dedicato all’ amore come atto di pieno sacrificio e di coraggio profondo. Ho scritto quello che segue dopo anni di osservazione e di Vita, in un mondo consapevole non sarebbero state necessarie queste parole.

Quanti di noi si sono chiesti che cosa sia l’amore; tutti aneliamo a raggiungerne e conquistarne un piccolo pezzo in ogni nostra giornata e tutti abbiamo la necessità di legare il nostro esistere alla sua presenza. Spesso sentiamo a tal punto il bisogno di stringere legami profondi da convincerci di averli trovati anche quando non si dimostrano così belli e perfetti come ci sembravano nei nostri sogni.

Guardandoci intorno sentiamo ci possa essere molto di più, ma ci arrendiamo ad una quotidianità stabile e a tempo indeterminato.

L’amore che conosciamo si basa solitamente su di un contratto di reciproche aspettative dentro di noi e poi di riflesso anche fuori. Io mi aspetto da te la condivisione di valori, progetti e scelte di vita mentre tu fai lo stesso con me. Se entrambi ci atteniamo alle aspettative (non finiamo quindi a letto con altri, non ci dimostriamo insensibili, noiosi o disordinati ) allora pronunciamo la fatidica frase: “Staremo insieme per sempre”, se questo non avviene ci salutiamo con rancore, affetto ridimensionato o reciproca indifferenza. Applichiamo questo schema in ogni tipo di relazione, dai genitori ci aspettiamo attenzione e loro si aspettano attenzione, dai figli ci aspettiamo rispetto e sostegno e loro lo stesso da noi e così via. Imponiamo catene e riceviamo catene perchè, come sempre, quello che si da nel profondo è proporzionale a ciò che si riceve.

Ricordiamo esserci una forma più profonda di legame soltanto nel periodo iniziale di ogni rapporto, quando le aspettative non le abbiamo ancora costruite e allora ogni cosa è vissuta nel momento presente e sembra magica. Un figlio è all’ inizio soltanto una vita che appare meravigliosamente davanti ai nostri occhi e una nuova persona è una parte di me di cui godo pienamente la vicinanza ed ogni più piccolo gesto. Oltre a questo breve momento, riusciamo a mantenere un tale sentire, di solito, solo con un incantevole paesaggio o in compagnia di un dolce animale. Apprezziamo di loro la semplice esistenza e dimentichiamo per qualche attimo quella parte di noi costruita sul dare e avere.

amare-troppoAmare è un atto di pieno sacrificio dell’ ego. Quella parte che desidera e brama e che è legata alla soddisfazione di sè o alla riproduzione naturale, in un vero atto di amore si dissolve totalmente. Amare è un atto di profondo coraggio perchè è sinonimo di totale affidamento alla Vita Presente, senza attaccamento verso il passato o aspettativa verso il futuro. Amare è un atto di piena libertà verso noi stessi e verso l’ altro nel quale non ci sono forme di compromesso o speranze di una costante presenza fisica, ma di un totale godimento del nostro respirare insieme in questa vita e in questo mondo come parti l’ uno dell’ altro.

E’ per tutti questi motivi che è impossibile e innaturale amare una sola persona e come il Sole illumina ogni cosa e la terra accoglie ogni seme, noi siamo legati a tutte le parti di noi che ci sono intorno. Amare è quindi sinonimo di piena liberazione ed è un sentire complicatissimo ed impossibile per tutte quelle persone che non si sono mai allenate a scollegare il proprio cuore da processi fisici o mentali e che, di conseguenza, credono che l’ impulso naturale alla riproduzione o lo stabilizzare nello spazio e nel tempo la presenza di un altro siano atti sinceri di affetto. Desideriamo tutti vivere senza paura di ferire o essere feriti, ma nel momento in cui permettiamo che questo si trasformi in attaccamento e condizioni le nostre parole allora ci costruiamo una gabbia dorata e imprigioniamo noi stessi e gli altri in catene che possono durare una esistenza intera ( e a volte anche più di una). Quando questo succede, presto o tardi, comprendiamo il forte dolore che ci siamo procurati e spezziamo ogni legame scaricando le colpe su chi ci ha costretti dall’ esterno e ha avuto così pesanti aspettative verso di noi. Dimentichiamo facilmente di avere pieno potere e responsabilità su ogni evento che ci coinvolge e così ripercorriamo le stesse fasi e gli stessi errori ogni volta.

Immaginate ora una vita passata ad amare e ad essere amati davvero e in cui non vi impongano mai di scegliere una strada o l’ altra ma vi chiedano semplicemente di essere liberi di godere e respirare come volete. Immaginate una realtà nella quale vi arricchite dell’ unicità di chi vi sta intorno e di mille albe e tramonti osservati senza vincoli in terre lontane. Non vale forse la pena di cambiare la nostra prospettiva per arrivare ad una esistenza così? Quella di oggi potrebbe essere l’ ultima giornata che passate in questo mondo, sicuri di voler continuare a credere che il dare e l’ avere ( catene ) sia un gioco necessario e utile?

Lasciate andare chi amate davvero e vedrete che ne riceverete una gioia ed una fortuna ancora più grandi.

Vi mando un abbraccio sentito e senza la necessità di qualcosa che lo ricambi.

A presto

Per trenta denari

Quanti libri sono stati scritti su quella piccola illuminazione che accompagna una persona quando nella sua vita comincia a mettere qualcosa in dubbio.
Ci si sente diversi da come si era sempre stati e si entra in quello stato confusionale che precede l’accendersi di un fuoco interiore e l’inizio della ricerca di un percorso.

In questo articolo voglio però spingervi oltre quel momento per capire cosa accade quando gli eventi ci promettono una ricompensa se abbandoniamo tutto e ritorniamo indietro. Lo farò ricorrendo ad un vecchio racconto esoterico in cui ogni lettore saprà trovare risposte e domande da portare con sè.Verso la metà dell’ottocento c’era una casa famosa in Normandia per essere sempre stata la dimora di bizzarri personaggi. Li si vedeva vagare in compagnia di alcuni giovani intenti ad ascoltarne le frasi sconclusionate e a seguirne le sciocche movenze. In quella che fu una delle prime scuole di risveglio europeo accadde quanto di seguito.

– “Vorrei chiederti una cosa Maestro: Che cosa significa fare un percorso spirituale?
– “Dovresti saperlo ormai, significa soltanto conoscersi così profondamente da saper essere felici e da saper sentire ogni ricchezza e possibilità dentro di sè.”
– “E se io dovessi avere dei ripensamenti o se mi promettessero la gioia lontano dai tuoi esercizi cosa accadrebbe?
– “Dici questo perchè non ti è facile comprendere come io parli di felicità, ma sia sempre molto severo con te e ti annoi con lunghe sequenze, non è così?
– “Purtoppo è così e non capisco se sia io qui per mia scelta o perchè mi trattiene altro. Vorrei poter assaggiare più dolci, come dici spesso tu, prima di decidere se restare a gustare questo.
– “Allora ti do un ultimo grande compito ragazzo mio: Corri più lontano che puoi e immergiti nella Vita fino a quando il tuo corpo e la tua mente non si riempiranno di tutte le sue bellezze, poi torna un’ ultima volta da questo vecchio per raccontargli tutto ciò che hai visto.”

Il giovane annuì e andò via.Passarono dieci anni da quel momento e una mattina l’allievo tornò davanti alla casa del suo maestro con in braccio la figlia di otto anni. Gli dissero che il vecchio era mancato qualche mese prima, ma che aveva lasciato una piccola lettera per lui che nessuno aveva osato toccare. Egli la aprì e iniziò a leggere.

Raccontami dunque le tue avventure ragazzo e mentre lo fai guarda le stelle nel cielo, il mare in tempesta, ascolta il vento e il respiro di tua figlia. Io non avrò difficoltà a sentirti giacché mi trovo dentro di te non meno che in ogni altra cosa. Prima che inizi vorrei però svelarti dopo tutto questo tempo il più grande dei miei segreti: non mi è mai importato niente di quella gran quantità di esercizi. Ho solo creduto ciecamente, e anche quando ogni cosa era contraria e tu stesso non ci credevi, che quella Fiamma che è in te potesse accendersi ed illuminare così tutto ciò che guardavi. Ogni volta che ti vedevo uscire piegato dal peso di un evento sapevo di dovere ancora tentare e tornavo a gettarti in acqua per insegnarti a nuotare. Sono forse stato crudele, arrogante, noioso, ma lo sono sempre stato per un motivo. Ora sei qui per tua scelta, potevi non tornare ma lo hai fatto e, come vedi, la mia fiducia era ben riposta. Oggi sei qui con me e con la Vita dentro, sei felice e hai compreso come ogni evento che ti accompagnerà sarà sempre grande quanto dimostrerai tu stesso di esserlo. Dieci anni fa, quando mi chiedesti cosa sarebbe accaduto se ti avessero promesso la gioia lontano da me non ti risposi. Adesso ti dico che non esiste un luogo nel mondo dove tu sia te stesso e pieno di commozione e io non sia con te; non si abbandona mai un percorso spirituale poichè diventa quello che sei nel profondo. Buon viaggio allievo, figlio e fratello mio. Godi di tutto e respira sempre due volte: una per i polmoni e una per te.

“Chi è l’ uomo che siamo venuti a trovare papà?” Chiese la bambina notando una lacrima scendere dagli occhi del padre.

giuda

-“Ogni giorno di questi dieci anni è stato per me cose diverse, da un pazzo ciarlatano ad un padre lontano. Ora comprendo che lui è le stelle nel cielo, il mare in tempesta, il vento che ti tocca la pelle, il tuo piccolo cuore che batte ed ogni altra cosa. Lui è però, soprattutto, quella parte di noi che ci chiede di avere Fede anche quando tutto sembra essere assurdo e quando ci vengono offerti trenta denari in cambio di quello che siamo e della Vita stessa. Una forza troppo a lungo dimenticata e venduta in cambio di illusioni e facili giudizi. Forse è troppo tardi ma ora vedo finalmente con chiarezza e sono libero. Abiteremo qui da adesso in poi figlia mia.

Sii calmo

Spesso, durante i corsi e i seminari di Eish Shaok, mi capita di trovare persone che chiedono quale sia il segreto per una buona sensibilità, per affrontare con saggezza la vita e per poter sconfiggere i nemici interni ed esterni con facilità. Voglio oggi parlarvi della risposta a questi interrogativi: la calma.

Nei vari percorsi energetici che affollano l’Occidente, in una lotta continua per accaparrarsi più allievi, è divenuta pratica abituale quella di inneggiare, da parte degli stessi Maestri, alla potenza che le proprie tecniche sprigionano e all’ efficacia terapeutica delle proprie parole. Avviene così che chi imbocca un sentiero di carattere energetico o spirituale non lo faccia mosso da una forte passione e dal fuoco profondo di una chiamata prescelta, ma da una volontà di grandezza e di riscoperta delle proprie capacità.

Le pressioni e i falsi traguardi che, abituati da sempre ad imporci, divengono ostacoli anche in un cammino di assoluta purezza, contribuiscono ad agitare ulteriormente in noi quel mare in tempesta fatto di energie, emozioni, traumi, attaccamenti e pensieri. Da questo turbinare di eventi interiori nascono confusione ed errore e ci si ritrova a non percepire bene nemmeno sè stessi, a non sapere più quale sia il centro ed il cuore del nostro esistere. Ansie, tic nervosi, incubi ricorrenti, mutevoli stati d’animo diventano il nostro pane quotidiano tanto che, spesso e volentieri, non ci accorgiamo della loro forte presenza.

Se andiamo alla ricerca della saggezza per dominare i demoni interiori e diventare, finalmente e davvero, grandi, posso dirvi che in ogni popolo che io conosca si va ad accostare alla persona saggia la caratteristica di calma assoluta. Non che manchi al saggio la forza per essere distruttivo o belligerante quando occorre, ma se dovessimo descriverlo, quando il mondo non gli chiede altro, lo chiameremmo calmo.

In un mare in tempesta c’è una continua tensione, in più direzioni, verso obiettivi lontani e spesso verso nessun obiettivo specifico, ma il saggio sa bene dove andare e conosce bene il mondo. Egli non combatte dentro sè stesso con le varie correnti, ma è capace di unirle in un unico impeto sereno e profondo. L’esperienza è la colonna portante della sua serenità; egli ha compreso, negli anni, che ciò che dentro di sè lo portava alla guerra con l’ universo non era la troppa energia, ma la debolezza del proprio cuore nei confronti del giudice supremo, la mente. Non prendendo più sulle sue spalle la responsabilità degli eventi, non accettando più il vento dei pensieri che ne smuoveva le acque, il saggio ha saputo riconoscere in sè lo specchio del mondo.

La calma è, per rispondere ai quesiti iniziali, il segreto di un vero praticante e di un saggio Haidehoi. Vi chiedo quindi di fermarvi durante i vostri esercizi, che siano questi il caricamento, la canalizzazione o un cammino in astrale, e di prendervi del tempo per respirare ed osservare ciò che avete intorno. Mangiate più lentamente, parlate senza correre subito al punto, calmate il mare e ghiacciatelo così da far muovere tutto in un unica direzione, senza cercare le esplosioni e le urla liberatorie. Se riuscirete a mettere un pò di questi consigli nei vostri esercizi quotidiani, riscoprirete una fiducia ed una capacità di comprensione prima impensabili.

Ricordate che le onde di un mare mosso non riflettono mai bene il cielo e non hanno chiara la propria meta, interessa loro solo liberarsi dalla sofferenza di un mondo interiore troppo freddo e caotico. Se volete sapere chi siete è solo attraverso la limpidezza dell’acqua che riuscirete a vedere il fondale e a trovarne gli immensi tesori.

Un  abbraccio

Sii felice

Sembra quasi un comandamento ” sii felice ” e a volte ci auguriamo davvero lo diventi così da essere obbligati a rispettarlo anche quando non ne avremmo la forza. Per noi la felicità è la piuma sull’altro piatto della bilancia, la protagonista qualificante della vita e delle vittorie e l’ antagonista assoluta della morte e delle sconfitte. Molte volte nelle nostre giornate ci chiediamo se l’abbiamo raggiunta e se tutto quello che desideriamo è presente; non molti di noi si rispondono positivamente e sentono di essere sereni per le proprie scelte e completi per la propria persona. Pensiamo, ad esempio, spesso che l’amore ricevuto da altri sia ossigeno vitale e che il riconoscimento che ci giunge dal lavoro e dalle amicizie sia elemento fondante per la nostra felicità, ma è davvero così? Quando la sicurezza e il benessere arrivano dall’esterno possiamo davvero dirci felici?  Arriva un momento in cui sentiamo mancare qualcosa e il malessere per il continuo dipendere dai flussi e riflussi dell’ Universo si fa profondo; è in quel momento che il cambio concreto di prospettiva si può realizzare.
Parliamo insomma in questo articolo di un tema caro a tutti, cercando come sempre la chiave di lettura che ci dona l’ Eish Shaok con le sue conoscenze energetiche e spirituali.

 

Chiedetevi ora quante di queste frasi avete pensato e vi siete detti almeno una volta in passato: ” ho un obiettivo futuro e quando lo raggiungerò sarò finalmente felice e completo “, ” quando mi dicono che sono una bella persona o che ho un bell’ aspetto mi sento davvero così, quando invece mi criticano sto male “, ” spesso soffro quando gli altri si comportano male con me, quando succede è colpa loro se sto così ” e ancora ” per ogni cosa che faccio o che fanno gli altri, spesso e volentieri, mi e li giudico bene o male “, ” non capisco perché le cose vadano sempre storte, io vorrei accadesse tutt’altro “. Le trovate scontate e naturali o leggerle in questo modo suscita in voi un inizio di riflessione? Lentamente ci si rende conto di quanto si dia la colpa all’esterno per mancanze interne o traumi passati. Solitamente la cosa che più ci infastidisce negli altri è quella che vorremmo avere per noi o quella che sottolinea una nostra debolezza, una parte che crediamo non degna di essere. Abbiamo paura di restare da soli e piangiamo quando ci sentiamo abbandonati o ridiamo per farci qualcuno amico, abbiamo timore si scoprano le nostre mancanze e adottiamo una personalità aggressiva, ci vestiamo bene per sentirci apprezzati ed osservati, malediciamo il destino e gli eventi inaspettati perché vorremmo avere tutto sotto controllo. Dopo tutti questi sforzi raggiungiamo per un pò, a volte, un equilibrio e crediamo di essere felici. Improvvisamente poi qualcosa si rompe, litighiamo con una persona cara, non troviamo parcheggio, la collega nuova è antipatica, mettiamo su qualche chilo e l’ equilibrio non ricordiamo più cosa sia.
Proviamo a posare allora, per un momento, su tutti i condizionamenti, i falsi traguardi e le insicurezze della mente un grande silenzio. Ricerchiamo tra un pensiero e l’altro quello spazio vuoto in cui siamo a tu per tu con noi stessi. Guardiamoci in profondità per scoprire cosa crediamo ci manchi o sia di troppo per essere completi e felici non dipendendo più dall’esterno. Individuiamo quella qualità che non abbiamo, quella paura che nascondiamo, quel trauma che con tanto impegno cerchiamo di non vedere. Da qui si deve iniziare, poiché solo con l’ammissione spontanea ci può essere il cambiamento, solo dalle sue ceneri può rinascere la fenice.
Ricercate i perché delle vostre azioni e ponete sempre in dubbio le vostre certezze, chiedetevi: davvero è andata così? Davvero sto male o sono felice per questo? Perché sono così attaccato a questa relazione? Perché vivo nel futuro proiettando la mia felicità laggiù e non Ora?
Occorre ricordarci che la felicità, se esterna, è dovuta ad una prospettiva basata sulla dipendenza del nostro Io interiore da ciò che, al di fuori, lo circonda. Se non vi sentite completi ricercate la completezza negli altri, ma se state bene con voi stessi tutto ciò che succede non vi può turbare. In questo stato sapete e vi dite: ” Io qui dentro comando e non sono soggetto ad altra legge che alla mia “.
Raggiungere la felicità interiore e con essa la completezza sembra difficile, filosofico, lontano, e per questo abbiamo bisogno di avere un punto di partenza, o meglio, tre punti pratici di partenza:
1) Analizza il tuo passato chiedendoti cosa hai imparato da ogni situazione e, prima, a chi hai dato la colpa quando stavi male, poi, al perchè stavi davvero male e quale paura, attaccamento o altro ti hanno preso di mira quelle situazioni ( la persona che stava con me mi ha lasciato, ci sono stato/a male per come si è comportato o perchè ho paura una parte di me non vada più bene per gli altri e non voglio restare in solitudine? ).
2) Vivi il tuo presente prestando attenzione ad ogni reazione ( risate, frasi, emozioni ecc..) che porti con sè paure, attaccamenti o elemosina di amore ed attenzione. Evita di reagire e agisci. Non proiettarti in avanti e lasciati trasportare.
3) Non giudicarti. Sii te stesso senza chiederti se vai bene o stai bene per gli altri. Ricordati che dentro di te sei l’unico/a a poter decidere e parlare. Ogni volta che nel tuo ” dialogo interiore ” ti accorgi di un giudizio fermati e chiediti perché credi di meritarti un simile trattamento e, soprattutto, a chi giova. Nessuno ti ascolta, lì dentro ci sei tu.
Essere felici non è scontato, ma conoscendo la strada giusta può divenire semplice e quotidiano. Dobbiamo capire prima quale significato dare alla parola felicità e poi come si può raggiungere e quanto desideriamo che nelle nostre giornate ci accompagni. Se scegliamo di seguire il modello socialmente diffuso ( sono felice per cause esterne ) raggiungeremo una felicità temporanea e resteremo sempre in balia degli eventi, se, invece, scegliamo di cambiare prospettiva ( sono felice per la persona che sono e perchè mi sento completo e fiducioso) ritroveremo la gioia di vivere con consapevolezza. Allora ogni avvenimento, previsto o meno, non potrà che ricordarci il messaggio di fondo di questa incarnazione: sormonta ogni sfida e segui la corrente; ricordati chi sei e che tutto è per te e desiderato da te.

Siate felici.