Il potere del cambiamento

Quando ti guardi intorno e scopri che non si tratta del mondo che vorresti, hai il potere e il diritto di fare qualcosa a riguardo. Ci sono allora due strade in cui procedere: impegnarti per cambiare il sistema dall’interno, costruire una alternativa.

In queste ore molti si trovano nelle piazze per protestare, altri vanno a vivere in comunità sperdute. Alcuni si propongono in politica, altri evadono le leggi. Chi organizza conferenze in Università e ospedali, chi costruisce università e ospedali diversi. Coloro che dibattono con i professori e i presidi nelle scuole, coloro che mandano i figli a studiare nei boschi.

Se procedi per la prima strada, chiediti quanto segue:

1- Ho il potere di cambiare questa parte del sistema?
2- Il sistema vuole cambiare?
3- Il cambiamento è possibile nel breve-medio o lungo periodo?

Se procedi per la seconda via, invece:

1- Quale novità desidero-propongo?
2- Esistono già sperimentazioni a riguardo?
3- Ho abbastanza coraggio per vivere diversa-mente?

In ogni caso nessuno può cambiare il mondo da solo e vale sempre la pena di trovare altri che condividano il loro cuore con il tuo. Stai però bene attento alle conseguenze di fare parte di qualcosa. Perchè un movimento nato dalla paura e dalla rabbia termina sempre in una tempesta di rabbia e paura, mentre uno che nasce dal desiderio ne porta sempre di nuovi.

E poi? Quale che sia la tua scelta, una volta presa la tua decisione , coltiva il sogno che porti con te e non arrenderti. Ricorda questo: chi non ha un sogno è destinato a seguire il sogno di qualcun altro.

Un abbraccio dalle comunità sperdute

Ogni giorno è un giorno nuovo

Alcune settimane fa mi trovavo davanti ad una scuola elementare nell’ora dell’uscita pomeridiana. Quando si sono aperte le porte ho visto intere classi di bambini uscire a testa china, tristi, arrabbiati, con le lacrime agli occhi. Ho chiesto spiegazioni e mi hanno detto che si trattava del ‘giorno della memoria’. Le maestre orgogliose si sono messe quindi a descrivere ai genitori presenti il loro impegno profuso per raccontare e mostrare le immagini di alcune atrocità passate. Ho riflettuto sulle follie di cui siamo capaci.

In questa meravigliosa giornata di primavera sono invece venuto a sapere che in Italia si è scelto di dedicare il 18 marzo alle vittime di covid, così da assicurare una nuova lacrima alle prossime generazioni, segnare ancora una cicatrice nel loro cuore. Prima allora che dilaghi il sostegno a questa iniziativa, è bene dirne qualcosa.

Perchè quello che i politici ignorano, e che molto dell’esercito di educatori decide di non vedere, è che un giorno dedicato alle vittime di qualcosa si tramuta facilmente in un giorno dedicato alla rabbia, alla frustrazione, alla paura. Si tratta di un tempo dedicato al dolore, alla malattia, alla crudeltà, all’impotenza e questo non educa mai al rinnovamento, alle scelte diverse, ma al senso di colpa, alla paura di ciò che potrebbe ancora accadere.

Non ci sono vittime, qualcuno doveva dirtelo prima o poi. Quale mancanza di empatia, di compassione, di rispetto nel considerare qualcuno vittima. No, non ci sono vittime, tu hai il diritto di non essere considerato tale, perchè qualunque cosa ti accadrà avrai certamente fatto del tuo meglio per vivere fino alla fine, per respirare, amare, per essere te fino agli ultimi istanti di questa tua esperienza sulla Terra. Nessun evento avrà mai il potere di privarti del tuo essere un protagonista, una parte importante nella nostra Storia.

Se vogliamo crescere dobbiamo imparare a lasciare cadere il passato, perché ogni nostra resistenza deriva sempre dal passato. Continuiamo a giudicare il presente riferendoci al passato, ma il passato non è più, può diventare del tutto irrilevante, eppure lo lasciamo interferire. Continuiamo a giudicare in base a quello, a dire: “Questo è giusto e quello è sbagliato”, e tutte queste idee di giusto e sbagliato, tutte queste energie, derivano da qualcosa che è morto. Il tuo passato cadaverico pesa su di te al punto che ti impedisce di muoverti. Impara da lui ad essere chi sei meglio di ieri, e poi lascialo cadere completamente, ne rimarrai sorpreso: la maggior parte della sofferenza scomparirà.

Non abbiamo bisogno di una via crucis nei nostri cuori, di giornate dedicate alla fatica, alla morte, alla sofferenza: abbiamo piuttosto bisogno della festa del desiderio, della giornata della passione, di libertà e non liberazione, dell’amore senza innamorati, della gioia di imparare ad essere autentici, felici, soli e inseparabilmente insieme.

Perchè ogni giorno è un giorno nuovo, ed è completamente tuo, al tuo servizio, viene per te: non dedicarlo ad altro che non sia viverlo intensamente.

Un abbraccio in festa

La paura non è nostra nemica, è semplicemente un sintomo frainteso

Quanti artisti rassegnati mi hanno scritto in questo periodo, quanti sognatori affranti, quali conseguenze sta avendo quest’anno straordinario.

Ieri una fanciulla mi ha detto: “Sembra che su questo pianeta vengano premiati sempre coloro che hanno paura”. E a modo suo aveva ragione: la nostra società premia coloro che hanno fede in lei, che le chiedono protezione in cambio di libertà. Questa è la bilancia di tutte le nostre forme di governo: su un piatto la protezione, sull’altro la libertà.

Coloro che scelgono la prima godono di innumerevoli vantaggi, dicono: “a tempo indeterminato”. Laurea, matrimonio, stipendio fisso, casa di proprietà; una chiesa, un partito, una squadra che vinca per loro. Ma non dimenticare il prezzo che si paga per tutto questo. Non dimenticare che per ogni certezza guadagnata si perde sempre il potere di desiderare, la capacità di ascoltare, la gioia di avventurarsi oltre sè stessi.

La paura non è nostra nemica, è semplicemente un sintomo frainteso, non una malattia da curare. Lei è solo un sintomo, ed è molto utile perchè ti chiede di non sprecare questa tua vita. Ti dice solo di abbandonarti di più, di trovare tutti i desideri che cela dietro di sè e seguirli. Il problema nasce quando la paura diventa patologica, una scelta di vita, il sottofondo ad ogni passo. Quando smetti di interrogarti su di lei e inizi a sopportarla. Allora impari a non guardare più oltre, a non vedere cosa ti aspetta oltre il bisogno di protezione.

Perchè esiste sempre una finestra ai margini della nostra vita e la gente teme di guardarci dentro. Si tratta di un’apertura dalle corazze, di una via di possibilità oltre di loro, di un azzardo che ti viene a sedurre. Solo pochi sono disposti ad attraversare, sempre meno ogni giorno che passa, sempre meno ogni talento rinnegato, ogni sogno abbandonato. Eppure quei pochi erediteranno la Terra domani.

Se hai abbastanza coraggio, se ami la Vita e le sue meraviglie, se un pezzo del tuo cuore è ancora disposto a stupirsi, ricorda questo: “Il tempo di avere fede in qualcosa, di pregare un Dio per qualcosa sta finendo, oggi puoi sentire che Dio è quello che hai dentro, Dio è quello che sei: abbi fede in questo, e scopriremo nuovi mondi insieme”.

Un abbraccio profetico

In un paese che non m’aricordo

In un paese che non m’aricordo
C’era una volta un re ch’era riuscito
a mette tutto er popolo d’accordo
e a unirlo in un medesimo partito
che era quello monarchico per cui
era lo stesso che voleva lui.

Quando nasceva un suddito er governo
je levava una ghiandola speciale
per aggiustarje er sentimento interno
secondo la coscienza nazionale
in modo che crescesse nell’idea
come un cocchiere porta la livrea.

Se cercavi un anarchico .. Domani!
Macchè! non ne trovavi più nessuno
nè socialisti nè repubblicani
manco a pagarli mile lire l’uno
qualunque scampoletto di opinione
era venduto a prezzo di occasione.

Per questo in quel paese che vi ho detto
viveano così ch’era un piacere
senza un tirate là, senza un dispetto
ammaestrati tutti di un parere
chi la pensava differentemente
passava pe’ un fenomeno vivente.

Er popolo ogni sera se riuniva
sotto la reggia pe’ vedè er sovrano
che apriva la finestra tra l’evviva
e s’affacciava tra lli sbattimano
fino a che non pijava la parola
come parlasse a ‘na persona sola.

– Popolo – je diceva – come stai? –
E tutto quanto er popolo de sotto
j’arispondeva – Bene! Assai! –
– Ce pare d’aver vinto un terno al lotto! –
E il re contento, dopo averje detto
quarche altra cosa li mannava a letto.

Ecchete che una sera er Re je chiese
– Siete d’accordo tutti quanti? –
E allora da centomila bocche non si intese
che un -sì -allungato che durò mezz’ora.
Solamente un ometto scantonò
e appena detto sì disse però.

Vi immaginate quello che successe!
– Bisogna bastonarlo – urlò la folla
– Le indecisioni non sono più permesse
se no ricominciamo il tirammolla. –
– Lasciate che mi spieghi e poi vedremo –
disse l’ometto che non era scemo.

– Defatti appena er Re c’ha domandato
se eravamo d’accordo j’ho risposto
nel modo che avevamo combinato
ma un buon amico che c’avevo accosto
per fasse largo, proprio in quel momento
m’ha acciaccato li calli a tradimento.

Io dunque non ho fatto una protesta
quel però che mi è uscito in bona fede
più che un pensiero che c’avevo in testa
era un dolore che sentivo al piede.
Però, dicevo, è inutile se poi
ce pestamo li calli tra di noi.

Quanno per ambizione o per guadagno
uno non guarda più dove cammina
e monta sulli calli del compagno
va tutto a danno della disciplina.-
fu allora che la folla persuasa
je disse – vabè, però stattene a casa.

A Trilussa, nel mese in cui lasciò la Terra, e le sue poesie, al nostro tempo.

Samhain

Forse non tutti sanno che la festa del 31 Ottobre, oggi chiamata Halloween, derivi in realtà dall’antico Samhain, festa pagana del capodanno celtico.

Questo giorno era considerato dai celti come un momento fuori dal tempo, sacro e profondamente spirituale, in cui era usanza ringraziare l’anno passato e accogliere quello nuovo accendendo insieme un grande fuoco.

L’unico elemento che accomuna l’odierno Halloween all’antico Samhain è l’intuizione che in qualche modo il velo che separa il mondo dell’invisibile e quello del visibile possa venire meno in queste ore.

Anticamente in tutte le tradizioni si considerava il periodo autunnale come il momento migliore di tutto l’anno per avvicinarsi al culto dei morti, alla percezione degli spiriti, alla preveggenza, alla telepatia, alla concretizzazione nella materia della forza spirituale ed energetica.

Ancora oggi per chi riesce a permettersi di ascoltare se stesso e il mondo intorno a lui, questi sono giorni di grande intensità e di grande forza. Ogni meditazione, ogni intuizione, ogni percezione o esercizio energetico risulta in queste ore più vicino, più concreto e forte che mai.

Sento allora di voler condividere con chiunque desideri vivere queste ore diversamente un piccolo suggerimento che i miei Maestri diedero a me diversi anni fa.

“In queste ore le tue energie raddoppiano, il tuo inconscio e il tuo conscio tendono ad unirsi per ricordarti la forza e la grandezza che ti appartengono. Chiudi gli occhi e ascolta vibrare il tuo corpo. Ciò che potrai comprendere oggi rappresenterà il centro del tuo lavoro per tutto il prossimo anno.”

Buon Samhain!

Apocalypse New (Age)

In Apocalisse si sa, le strade abbondano sempre di profeti, indovini, Messiah, maschere e mascherine di ogni sorta. Questo nostro meraviglioso momento non fa eccezione e non passa giorno in cui qualcuno, dagli angoli dei media, non dica che solo i buoni si salveranno, che la Bestia virulenta sarà sconfitta, che i pianeti magicamente si stanno allineando e che numerologie antiche avevano previsto tutto.

Nulla di nuovo, niente di diverso da qualsiasi altra fine del mondo, da qualsiasi altro periodo in cui la Vita ci ha chiesto improvvisamente di affrontare la nostra fragilità, e di pagare il prezzo costretto per un cambiamento inevitabile. Però questa volta, a ben guardare, una novità c’è, ed è davvero curiosa: la New Age risorge dalle ceneri!

E in sua compagnia aggiungiamo anche i nostri effetti apocalittici, dal sapore squisitamente anni ’60, a tutta la lunga lista di quelli tradizionali. Ci troviamo così alle prese con un enorme portale dimensionale che si starebbe aprendo (senza avere minimamente idea di cosa sia un portale!), con esseri lemuriani di luce galattica che stanno arrivando, con complotti mondiali che stanno emergendo, con i figli dei fiori che torneranno finalmente a popolare la Terra.

Così migliaia di persone nel mondo, mentre barba e capelli tornano a crescere (e io di questo sono ovviamente felice), propongono grandi raduni meditativi online per accogliere questa nuova Era che verrà. Una proposta che ha il nobile intento di spingere il cambiamento e portare un’onda di consapevolezza nel popolo umano, e che poggia saldamente le sue basi tecnico-energetiche sul celebre effetto Maharishi. Negli anni sessanta Maharishi Mahesh Yogi propose infatti in Occidente un tipo di meditazione mantrica che si diffuse largamente e diede vita ad alcuni esperimenti interessanti. La ricerca si concentrò sul contributo che una coscienza individuale poteva dare ai cambiamenti di quella collettiva. In altre parole, si trattava di comprendere la spinta vibrazionale che un individuo immerso in meditazione poteva trasmettere all’Umanità. Si dice che questo effetto sia stato testato nei decenni diverse volte e con alcuni benefici nella statistica di crimini e dati sensibili delle città. Qualcuno è anche arrivato a trovare una formula generale che stabilisce che l’un percento della popolazione sia sufficiente per condizionare la restante parte, o addirittura la sola radice quadrata dell’uno percento. Questo significherebbe che per un totale di poco più di sette miliardi di esseri umani basterebbe il contributo di settanta milioni di meditatori o anche soltanto di ottomila persone per avviare un’onda rinnovatrice. Mi rendo perfettamente conto che sarebbe splendido, ma il punto è che tutti questi calcoli non sono basati su alcuna esperienza globale dimostrata. Si tratta infatti di esperimenti sparpagliati, il più delle volte sostenuti da circoli affini allo stesso Maharishi. Inoltre, volendo attenerci anche solo in parte alla teoria, si tratterebbe di proporre a migliaia-milioni di persone la medesima pratica meditativa, con i medesimi intenti e nello stesso breve periodo di tempo.

Allora lasciatemi dire questo: noi abbiamo un enorme potere di condizionamento sul mondo, ma è sempre proporzionale al nostro livello di coscienza, alla realtà che lo circonda, ed è soggetto alle ‘ragioni della Vita’. Facciamo un esempio: tu abiti in un condominio affollato da un centinaio di individui dediti al caos interiore e decidi oggi di condividere la tua presenza meditativa con il mondo intero. Considera allora questo: la vibrazione che emanerai sarà grande quanto lo sei tu, si troverà subito ad avere a che fare con l’immenso Oceano di emozioni e pensieri del tuo vicinato- una parte davvero micro dell’Oceano terrestre- e se fosse comunque in grado di influire sulle altre onde, si troverebbe in seguito ad avere a che fare con l’intelligenza che domina e guida le nostre strade. Mi riferisco qui a tutte quelle forze inconsce che permettono ad ogni spirito di portare avanti la sua incarnazione come prestabilito e che creano le sfide che tutti stiamo affrontando per uno scopo preciso. A questo proposito: se tu inviassi l’intento di cancellare il virus, la Vita ti risponderebbe più o meno così: “L’ho creato io!”.

E allora? Allora il tuo contributo è davvero prezioso, ma è solo un contributo, senza alcuna pretesa statistica di condizionamento. Esistono poi delle vie più efficaci per unire gli intenti, quali ad esempio i campi di meditazione nei quali alcuni gruppi di persone, fisicamente vicini, vengono guidati ad incanalare la loro energia verso un’area precisa. Oppure alcune comunità utilizzano l’immissione di intenti nei meridiani della Terra, altre chiedono aiuto alle Guide dei piani sottili. Insomma, esistono moltiplici modi per donare e donarsi, ma partono tutti da un percorso precedente di consapevolezza profonda.

Arrivati quindi a questo punto è il momento di dire quanto segue: in verità, in verità vi dico che avevamo tutti bisogno di un’Apocalisse e finalmente Lei è arrivata. Dovrebbe accadere più spesso, essercene almeno una alla settimana.

Perchè Apocalisse significa rivelazione, una grande occasione di verità dalla quale non ci si può nascondere. Prendi da esempio queste giornate, la prima volta dopo decenni che il nostro occidente viene scosso tanto. Prova a fare una piccola passeggiata per le strade, qualche passo nei supermercati, e osserva la folla, fermati ad ascoltare. Vedrai che di questa Apocalisse ne avevamo tutti davvero tanto bisogno. Troverai individui spaventati dalla vita che parlano di morte. Sentirai la loro paura prendere il sopravvento, la loro rabbia emergere finalmente e con orgoglio. Quanto è necessario che questo accada, che il dolore frustrato e represso si mostri.
Ti stupirai però anche di fronte ad una nuova luce. La luce negli occhi di coloro che hanno sempre desiderato il cambiamento, ma che non avevano ancora avuto il coraggio di attuarlo. Persone che si stanno ora finalmente chiedendo: “Come ho vissuto fino adesso? Quali sono i miei valori reali? Da dove ripartire?”. Quanto è importante farsi queste domande coraggiose.

L’Apocalisse è allora l’occasione perfetta per non saltare su piani dimensionali intergalattici, ma per ritrovarsi dentro, per mettersi in ascolto e manifestare le proprie profonde intenzioni. Perchè ogni volta che il mondo sembra stia per finire si ha, in realtà, la meravigliosa occasione di fare finire solo il proprio mondo. Per muovere un passo avanti, ognuno nella direzione che gli appartiene.

Il mio è un invito contro corrente, un appello increscioso: non avere fretta di spegnere il fuoco tuo o altrui, lascia invece che bruci ancora un poco. E alla fine vedrai che non sarà l’Umanità ad essersi incenerita ma, se siamo fortunati, soltanto una certa idea di Lei. Quando poi tutto sarà rivelato tornerà certamente il tempo dei raduni, delle discussioni, delle condivisioni globali di progetti ed energie, ma solo quando saremo davvero pronti.

Questo mio appello alla consapevolezza magari rimarrà inascoltato, ma io ho voluto comunicarlo lo stesso. Ci tengo che sappiate che esiste un’alternativa, alla quale so per certo che molti di voi appartengono, forse senza saperlo o senza avere il coraggio di ammetterlo. Il “senso di colpa” sociale e le mode spirituali cui siamo soggetti sono le nostre vere ancòre, ed è importante saperlo, fa la differenza, soprattutto oggi.

“Non apriamo portali, lasciamoli stare, apriamo invece al presente, e al nostro profondo.”

Un ultimo abbraccio pestilenziale

Sequenza del respiro

Posizionarsi in piedi o seduti, chiudere gli occhi e rilassarsi.

Le mani vanno a mettersi sulla pancia sopra l’ombelico. Cominciamo a porre attenzione al nostro respiro. Semplicemente questo, porre attenzione: l’aria entra ed esce dal naso (non dalla bocca).

 

Dopo poco, la respirazione diventa addominale.

E’ lenta, profonda, consapevole.

Entra dalle narici, scende lungo il corpo, riempie l’addome dilatandolo, rimane un attimo lì e fuoriesce nuovamente dal naso.

L’azione che stiamo compiendo non è meccanica, è consapevole. Man mano, la consapevolezza  che mettiamo nel respiro diventa sempre maggiore e notiamo che il movimento non comporta solo un cambio di aria ma anche un movimento energetico.

Questa energia la possiamo percepire in vari modi:

  • una vibrazione che scende nella pancia e risale alle narici (l’energia ha una sua vibrazione in entrata e ne ha un’altra in uscita)
  • un fascio di luce che arriva ad illuminare la pancia e poi risale.

 

Ora poniamo attenzione non solo al tragitto che il respiro compie ma ci soffermiamo sulla pancia, proprio dove abbiamo le mani.

Entriamo in quel luogo e ci stiamo. Poniamo la nostra attenzione, la nostra consapevolezza all’interno di essa e ci chiediamo come si sta, cosa percepiamo. Nella pancia risiedono quelle parti di noi che abbiamo represso, le parole non dette, i “no” che abbiamo costretto a diventare “si”, le rabbie, le frustrazioni, le emozioni negative, i nostri Demoni interiori.

Ora è arrivato il momento di esprimere quelle parti, di farle uscire, di renderle libere giacché non abbiamo più bisogno di loro.

Tramite la respirazione consapevole diamo loro aria, luce. Respiro dopo respiro, andiamo ad illuminare quella buia caverna e a tirare fuori. Ogni respiro che entra è una boccata di aria fresca per loro ed ogni espirazione le porta sempre più sù, a galla.

Non dobbiamo per forza cercare un trauma o un fatto sgradevole accadutoci, respiriamo e basta consapevolmente, con l’intento di illuminare, di aprire le porte di quella prigione.

E respiriamo.

 

Dopo alcuni minuti, o dopo quando sentiamo di aver portato alla luce abbastanza, spostiamo le mani, trascinandole, più in alto, sul 3° chakra, all’altezza della bocca dello stomaco.

Esso è la porta di ingresso della nostra prigione interiore, Le parti di noi che abbiamo portato a galla devono passare da lì per potersi liberare. La respirazione non varia, rimane sempre di pancia, l’addome si gonfia e si sgonfia, ma visualizziamo sotto le nostre dita un cancello che si  apre ogni volta che l’aria passa permettendo a quelle parti di noi di uscire e spostarsi più in alto fino al 4°chakra o di uscire direttamente dal naso.

 

Quando abbiamo sentito che non vi è altro da smuovere (almeno per questa volta), spostiamo lentamente le mani all’altezza del 4° chakra .

A questo punto la respirazione, da addominale che era, si fa toracica .

Alcuni demoni interiori ormai si sono liberati, altri sono ancora rimasti nella pancia e per ora non intendono uscire, altri ancora si sono fermati all’altezza del cuore.

Questi ultimi riusciamo a percepirli come una pesantezza che sentiamo proprio al centro del petto. Cominciamo tramite il “sorriso interiore”, tramite il cuore, a trasmutare queste parti di noi ancora buie e a farle uscire. Diamo loro luce, le rendiamo più leggere e le spingiamo fuori.

Per “sorriso interiore” si intende abbracciare quelle parti di noi che abbiamo represso, significa semplicemente sccettarle perché anche esse sono espressione di noi. E così, al centro del petto, tramite la respirazione toracica, sentiremo il cuore accendersi proprio come una fiammella, come un piccolo sole che, piano piano ad ogni respiro, si fa sempre più grande. Con il suo calore, il corpo e quelle parti che abbiamo portato in superficie, si sentono riscaldate, accolte, amate, abbracciate dall’ interno.

 

Dopo alcuni minuti , quando sentiamo il 4° chakra alleggerirsi spostiamo le mani lentamente fino al 5° chakra.

Questo è un chakra importante, quello della gola, il chakra responsabile dei disturbi alla tiroide ad esempio, il chakra legato all’espressione verbale.

Qui ancora qualcosa è rimasto, parole non dette. Percepiamo un groppo alla gola, percepiamo la pesantezza che si è creata.

Può essere che a questo punto si abbia bisogno di sbuffare o di sbadigliare o altro. Non reprimete! Lasciate andare e poi riconcentratevi sulla respirazione toracica e sul 5° chakra.

 

Dopo alcune respirazioni lentamente spostiamo le mani dalla gola, lungo il viso, fino alla sommità del capo, fino al 7° chakra e andiamo oltre fino a formare una simbolica fontana da dove facciamo uscire tutto quello che ancora non era fuoriuscito dalle narici.

Il gesto non è solo simbolico, ma all’accompagnamento delle mani deve seguire una vera fuoriuscita energetica.

 

Le mani quindi si riposizionano sulla pancia e con un lungo respiro addominale, ripercorrono tutto il corpo fino a fuoriuscire nuovamente, come una fontana. Questo gesto si può ripetere ancora qualche volta e serve a riprendere cose che eventualmente ci erano sfuggite.

Dopodiché lentamente riaprire gli occhi.